Simoneschi-Cortesi Chiara (C, TI), pour la commission:
La loi fédérale sur les langues nationales et la compréhension entre les communautés linguistiques que nous avons le plaisir finalement de discuter aujourd'hui a une longue histoire. En effet, au fil des années il y a eu beaucoup de décisions et de propositions qui nous mènent au texte que vous avez sous les yeux aujourd'hui. J'en cite quelques-unes:
1. Le 10 mars 1996, le peuple et les cantons ont inscrit dans la Constitution fédérale l'article 70 qui définit les tâches de la Confédération, des cantons et des deux institutions ensemble dans la promotion et le soutien des langues nationales, du plurilinguisme, des langues minoritaires et des échanges entre les communautés linguistiques et culturelles.
2. La proposition de rédiger une loi d'application à l'article 70 était présente dans presque tous les programmes de législature à partir de 1995, malheureusement sans aucune concrétisation.
3. Lors de la session de Lugano en mars 2001, le Parlement a donné suite à l'initiative parlementaire Berberat 00.425, "Enseignement officiel des langues de la Confédération", qui demande que les cantons veillent à ce que la deuxième langue enseignée, après la langue officielle des cantons ou de la région concernée, soit une des langues officielles de la Confédération.
4. Au mois d'avril 2004, le Conseil fédéral a décidé, à la surprise générale, de renoncer à proposer au Parlement le projet de loi sur les langues qui avait été remanié après la consultation.
5. Le 28 avril 2004, le Grand Conseil tessinois a déposé une initiative cantonale 05.305, "Sauvegarder le plurilinguisme pour soutenir la cohésion nationale. Un véritable devoir", qui demande à notre Parlement l'approbation, dans les plus brefs délais, de la loi fédérale sur les langues nationales et la compréhension entre les communautés linguistiques afin que la Suisse dispose d'un instrument législatif qui concrétise l'article 70 de la Constitution.
6. Le 7 mai 2004, Monsieur Levrat a déposé l'initiative parlementaire qui proposait de reprendre le projet du Conseil fédéral envoyé en consultation. Ces deux dernières initiatives, celle du canton du Tessin et celle de Monsieur Levrat, ont eu le mérite d'imposer au Parlement de devenir actif et de présenter un projet de loi. C'est ce qu'a fait votre commission en commençant ses travaux en novembre 2004.
A sa séance du 12 novembre 2004, elle a décidé, à l'unanimité, de donner suite à l'initiative parlementaire Levrat. La commission du Conseil des Etats en a fait de même en février 2005. Les travaux ont commencé en mars 2005. On a vraiment travaillé en se sentant investis d'une grande responsabilité. Consciente de cette responsabilité, notre commission a travaillé sérieusement et le plus rapidement possible, tout en approfondissant les thèmes les plus délicats.
Tout d'abord, malgré la décision de donner suite prise à l'unanimité, la commission a été confrontée à une proposition de non-entrée en matière et à beaucoup de propositions de biffer d'importants chapitres et articles. Vous trouvez toutes ces propositions de minorité dans le dépliant.
La grande maggioranza della commissione vi chiede di votare sì all'entrata in materia. Qui di seguito vi elenco alcuni motivi, privilegiando quelli di tipo istituzionale: se fino a qualche decennio fa una legge sulle lingue poteva anche non essere strettamente e assolutamente necessaria, oggi invece questa legge diventa, a nostro modo di vedere, addirittura un obbligo. Questo non solo e tanto per il fatto che c'è un articolo costituzionale che ci impone di legiferare, bensí perché mai come oggi, in tempi di globalizzazione imperante, che tende a uniformare ogni cosa, la cura, la difesa e la promozione del plurilinguismo, specchio della nostra molteplicità culturale, sono diventate assolutamente necessarie, se davvero vogliamo preservare l'identità stessa della Svizzera.
In questo periodo di grandi cambiamenti, già da qualche tempo si constata con preoccupazione la progressiva scemante consapevolezza di che cosa significhi oggi essere svizzeri. Si sta dimenticando che la Svizzera non è una nazione qualsiasi. Essa non ha un'unità di lingua, cultura e religione, bensí è il frutto di una volontà di stare insieme, è - per dirla con un termine tedesco, che definisce così bene l'essenza - una "Willensnation". Si tratta della volontà di quattro comunità molto diverse di stare assieme, di una volontà che va vissuta e costruita giorno dopo giorno. Il plurilinguismo o meglio il quadrilinguismo svizzero non è dunque un retaggio del passato, di cui ci si possa disfare a piacimento. Esso è piuttosto un'importante realtà e una necessità per la coesione nazionale oltreché una ricchezza individuale e collettiva, economica e sociale che va salvaguardata e promossa.
Di questi tempi purtroppo si sta facendo il contrario. Mentre mia nonna, anno di nascita 1900, nata in una famiglia contadina del Seeland, si esprimeva correttamente in tedesco, francese e sapeva addirittura anche un po' di italiano - perché fece uno stage in Ticino -, mentre mia madre, anno di nascita 1920, oltre al tedesco e al francese, obbligatori, ebbe la possibilità di scegliere l'italiano, quando frequentava la scuola media di Berna, mentre, fino a pochi anni fa, noi eravamo fieri di dire, a chi ci chiedeva, che noi eravamo svizzeri e che sapevamo parlare come minimo due lingue - i ticinesi sempre almeno tre -, oggi che cosa si fa? In tre cantoni della Svizzera orientale e centrale si fa la gara a dichiarare che i nostri bambini, accanto alla lingua madre, non sono in grado - poverini! -, di imparare una seconda lingua. Se poi caso mai davvero si dovessero imparare due lingue seconde - non straniere, perché si chiamano lingue seconde -, |
AB 2007 N 1070 / BO 2007 N 1070
|
allora bisogna assolutamente imparare l'inglese e non invece il francese per gli svizzeri tedeschi o il tedesco per i romandi.
Questo fenomeno sta dilagando, questa realtà si sta instaurando molto velocemente, perché è diventata una moda. Ci si è innamorati dell'inglese e se non si fa l'inglese non si è alla moda. Questo purtroppo avrà delle conseguenze, alle quali non si pensa mai, quando si fanno certe scelte dettate dalle mode. Non ci si preoccupa di guardare un po' in là e di analizzare le possibili conseguenze. Nessuno si dà la pena di calcolare i danni che si producono. I primi perdenti sono i bambini e i giovani, che alla loro età hanno una grande potenzialità. Non esercitando la capacità di apprendere già durante l'infanzia e la giovinezza due o tre lingue perdono delle capacità, che poi non potranno recuperare.
La conoscenza delle lingue, inoltre, è considerata molto importante, perché fa parte delle famose "Schlüsselqualifikationen", le competenze chiave, che oggi vengono richieste nella nostra società avanzata. Ci perde dunque anche l'economia, che per essere competitiva deve poter impiegare persone che si sappiano esprimere in più lingue. Inoltre, ci perdono gli svizzeri, perdono un vantaggio competitivo anche come persone. Infine, ci perde il nostro Paese, la cui coesione ha bisogno di questo strumento, ossia del plurilinguismo.
Grazie alla conoscenza delle lingue nazionali possiamo conoscere e apprezzare la cultura, i valori e le aspirazioni dell'altro. Possiamo dialogare con l'altro, apprezzare e migliorare la nostra comprensione reciproca. Possiamo vivere e costruire insieme una convivenza pacifica e contribuire alla crescita del nostro Paese. Se noi non conosciamo più la lingua del nostro confederato, del nostro "vicinissimo", non saremo più in grado di dialogare, di comprenderci, di volerci bene e di costruire questo Paese.
Per tutti questi motivi vi chiedo di entrare in materia e di votare con la maggioranza della commissione.