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Curia Vista - Atti parlamentari

10.3516 – Mozione

Allattare sul posto di lavoro

Depositato da
Data del deposito
17.06.2010
Depositato in
Consiglio nazionale
Stato delle deliberazioni
Liquidato
 

Testo depositato

Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento una proposta di modifica del Codice delle obbligazioni affinché il tempo consacrato all'allattamento al ritorno del congedo maternità sia retribuito mediante il salario.

Motivazione

La legge sul lavoro e la sua ordinanza 1 d'applicazione considerano il tempo dedicato da una lavoratrice all'allattamento come tempo di lavoro. L'articolo 60 capoverso 2 dell'OLL 1 statuisce che il periodo che una madre dedica all'allattamento è considerato tempo di lavoro se la madre non lascia il posto di lavoro. Se invece la madre si assenta dal lavoro per allattare il bambino, è riconosciuto come tempo di lavoro soltanto la metà del tempo.

"Il tempo dedicato all'allattamento non può essere conteggiato su altri periodi di riposo o di riposo compensativo; in altre parole, il tempo dedicato all'allattamento non può essere sottratto dal credito delle ore supplementari o dalle vacanze. Questa disposizione si applica per analogia anche alle donne che tirano il proprio latte", precisa la SECO nel suo commento alla legge sul lavoro, sottolineando l'importanza dell'allattamento sia per il bebè e la madre sia per il datore di lavoro.

Quello che paradossalmente non è disciplinato dalla legislazione sul lavoro è il diritto al salario, regolamentato dal Codice delle obbligazioni. Nello stesso commento la SECO ha precisato che "la questione della rimunerazione del tempo dedicato all'allattamento è disciplinata dal diritto privato del lavoro".

Questa lacuna induce alcuni datori di lavoro poco sensibili a considerare che la madre che allatta o tira il suo latte non ha diritto al salario, anche se il tempo dedicatovi è considerato in tutto o parzialmente come tempo di lavoro. Di conseguenza una donna rinuncerà molto presto ad allattare se si sente messa sotto pressione dal suo datore di lavoro, tanto più se il tempo dedicato all'allattamento non è rimunerato.

È ora di colmare questa lacuna, al fine di promuovere l'allattamento oltre il congedo maternità, per il bene del bambino, della madre e a lungo termine anche dell'impresa.

Parere del Consiglio federale del 01.09.2010

Secondo l'articolo 35a della legge federale del 13 marzo 1964 sul lavoro nell'industria, nell'artigianato e nel commercio (LL; RS 822.11), le madri allattanti possono essere occupate solo con il loro consenso. Deve essere concesso loro il tempo necessario all'allattamento (art. 35a cpv. 2 2° periodo LL). Sul piano del rapporto contrattuale di lavoro, tali regole liberano la lavoratrice dall'obbligo di fornire la prestazione lavorativa. Tuttavia, non obbligano il datore di lavoro a versare il salario durante tali periodi. Un tale obbligo dovrebbe essere disciplinato da una regola esplicita, come all'articolo 35 capoverso 3 LL, se il datore di lavoro non può offrire un lavoro equivalente a una donna incinta o a una madre allattante, cui l'articolo 35 capoverso 2 LL vieta di svolgere lavori gravosi o pericolosi. Nemmeno l'articolo 60 capoverso 2 dell'ordinanza 1 concernente la legge sul lavoro (OLL 1; RS 822.111), adottato in esecuzione degli articoli 35 e 35a LL, disciplina l'obbligo di versare il salario. Esso determina la durata consacrata all'allattamento che può essere qualificata come tempo di lavoro (art. 9 segg. LL).

In assenza di regole esplicite nella LL, l'obbligo di versare il salario si fonda sulle disposizioni del Codice delle obbligazioni (CO) relative al contratto di lavoro (art. 319 segg. CO).

L'articolo 324a capoverso 1 CO conferisce al lavoratore il diritto di ricevere il salario se è impedito senza sua colpa di lavorare, per motivi inerenti alla sua persona, come malattia, infortunio, adempimento d'un obbligo legale o di una funzione pubblica e se il rapporto di lavoro è durato o è stato stipulato per più di tre mesi. Al ritorno dal congedo maternità, il versamento dello stipendio per il tempo consacrato all'allattamento dipenderà dunque dal fatto se l'allattamento può essere incluso tra i motivi inerenti alla persona della lavoratrice che comportano in quanto tali un impedimento a lavorare. L'articolo 324a capoverso 1 CO non enumera in maniera esaustiva le possibili cause di impedimento. Spetta quindi alla giurisprudenza decidere se l'allattamento costituisce un caso d'applicazione di tale disposizione. Tale punto non è ancora stato oggetto di una decisione del Tribunale federale. Comunque, un impedimento a lavorare durante la gravidanza presuppone l'esistenza di motivi supplementari ad essa correlati (DTF 118 II 58, consid. 2b). Nel contesto della dispensa dal lavoro prevista durante la gravidanza e tra la nona e sedicesima settimana dopo il parto (art. 35a cpv. 1 e 3 LL), è altresì sorta la domanda se una dispensa legale dal lavoro costituisca un impedimento a lavorare ai sensi dell'articolo 324a capoverso 1 CO. Il Tribunale ha ammesso tale interpretazione in una decisione del 26 gennaio 1993 (SJ 1995, pag. 788 segg., consid. 2a), giurisprudenza che ha rammentato di recente lasciando aperta la questione (decisione del 26 marzo 2007, 4C.36/2007, consid. 4.2).

A parere del Consiglio federale, gli articoli 35 e 35a LL e le loro disposizioni esecutive, in particolare l'articolo 60 capoverso 2 OLL 1, permettono di tenere conto della particolare situazione della lavoratrice allattante impedendo che la sua attività professionale ne pregiudichi la salute e permettendole di liberarsi dall'obbligo di lavorare per allattare. L'articolo 324a CO è la sede appropriata per disciplinare la questione del versamento del salario. Viste le condizioni che pone, tale disposizione può infatti applicarsi in caso di allattamento. L'interpretazione e l'applicazione di questa disposizione possono essere lasciate alla giurisprudenza senza che sia necessario disciplinare esplicitamente la questione nella legge.

Infine, segnaliamo che le due Commissioni della sicurezza sociale e della sanità (CSSS-E e CSSS-N) hanno deciso di dare seguito all'iniziativa parlamentare 07.455, "Ratifica della Convenzione n. 183 dell'ILO sulla tutela della maternità". Tale convenzione accorda una protezione alle madri che allattano. L'articolo 10 paragrafo 1 dà diritto a una o più pause quotidiane o a una riduzione giornaliera della durata del lavoro per allattare il bambino. Secondo l'articolo 10 paragrafo 2 tutto il tempo dedicato all'allattamento deve essere calcolato in quanto tempo di lavoro e congruamente retribuito.

Proposta del Consiglio federale del 01.09.2010

Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.

 

Cronologia / verbali

Data Consiglio  
15.06.2012Tolto dal ruolo poiché pendente da più di due anni.
 
 
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