Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di fare in modo che il gettito fiscale proveniente dai redditi patrimoniali italiani trattenuti in Svizzera in ragione dell'accordo sulla fiscalità del risparmio con l'UE, rimanga in Svizzera, vale a dire non venga versato all'Italia fintanto che quest'ultima non avrà nuovamente tolto la Svizzera dalla lista nera dei paradisi fiscali.
Motivazione
E inaccettabile che l'Italia abbia iscritto la Svizzera in una lista nera di paradisi fiscali e quindi ostacoli e danneggi le relazioni economiche tra i due Paesi a causa dell'esistenza di società di domicilio e società holding. La motivazione secondo cui si tratti di un automatismo che risulta dalla giurisprudenza italiana è poco convincente. Il Consiglio federale deve finalmente inviare un chiaro segnale e far capire che la Svizzera non si presta al ricatto, è pronta a difendersi e a tirare le conseguenze, nonché ad adottare contromisure. La Svizzera non può permettersi di scoraggiarsi e assumere un atteggiamento remissivo un'altra volta come ha fatto nel caso dei dati bancari rubati e acquistati dalla Germania. I pretesti come quelli di impegni di diritto internazionale o di rapporti di buon vicinato sono semplicemente inconsistenti e ridicoli, se si considera il valore che questi argomenti hanno per i nostri vicini. Inoltre, l'Italia sembra non curarsi minimamente dei trattati come gli accordi bilaterali o dei rapporti di buon vicinato con la Svizzera. La sospensione dei pagamenti dovuti all'Italia in ragione dell'accordo sulla fiscalità del risparmio costituirebbe una reazione adeguata da parte della Svizzera.
Parere del Consiglio federale
del
16.02.2011
Il Consiglio federale ha espresso a più riprese il suo disappunto e la sua censura in merito a determinate misure in materia fiscale adottate dall'Italia, in particolare il fatto di aver iscritto la Svizzera in diverse liste nere. Ciò è deplorevole, ma si tratta di norme di diritto nazionale di cui è difficile dimostrare l'incompatibilità con il diritto internazionale. Nell'ambito degli accordi bilaterali con l'Italia, il Consiglio federale ha cercato più volte una soluzione globale comune per risolvere le questioni aperte in materia. In occasione della visita ufficiale di lavoro del ministro degli esteri italiano a Berna il 13 gennaio 2011 la presidente della Confederazione ha nuovamente ribadito questa posizione.
L'Italia, secondo partner commerciale della Svizzera, è uno Stato limitrofo con cui il nostro Paese intrattiene tradizionalmente buoni rapporti. In questo senso il Consiglio federale intende risolvere la problematica fiscale. La situazione di stallo in cui si trovano i colloqui bilaterali su queste questioni non soddisfa il Consiglio federale. In questo contesto, il Consiglio federale ha proposto all'Italia di riprendere i colloqui bilaterali. La Svizzera continua a difendere i propri interessi. E in questo senso che, in occasione della 56a seduta del Comitato misto sull'accordo di libero scambio tra la Svizzera e l'Unione europea, svoltasi a Bruxelles il 6 dicembre 2010, la Svizzera ha criticato una nuova misura dell'Italia, intesa a far cessare la frode dell'IVA, che si riferisce direttamente alle liste nere esistenti. Le formalità amministrative che ne discendono sono in grado di dissuadere parecchi importatori italiani dal commerciare con la Svizzera. L'UE ha fatto capire che si chinerebbe su questo problema.
La proposta degli autori della mozione di bloccare l'imposta prelevata in virtù dell'accordo sulla fiscalità del risparmio sui valori mobiliari detenuti in Svizzera da cittadini italiani è contraria agli obblighi internazionali della Svizzera che, da parte del nostro Paese, sono tradizionalmente presi sul serio. Inoltre, una tale misura rischierebbe di compromettere i rapporti tra Svizzera e UE o addirittura di provocare una controversia in particolare con la Commissione europea e gli altri Stati membri dell'UE. Il Consiglio federale ritiene comunque che tale misura non sarebbe soltanto inopportuna in quanto arbitraria, ma addirittura controproducente e quindi contraria agli interessi della Svizzera.
Proposta del Consiglio federale del 16.02.2011
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.