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Curia Vista - Atti parlamentari

11.3385 – Interpellanza

Land grabbing. Che cosa fa la Svizzera contro l'accaparramento delle terre?

Depositato da
Data del deposito
14.04.2011
Depositato in
Consiglio nazionale
Stato delle deliberazioni
Liquidato
 

Testo depositato

Da alcuni anni, i governi, le società e i fondi di investimento cercano di acquisire terreni agricoli in Africa, Asia e America Latina. Queste terre fertili vengono acquistate o affittate per lunghi periodi (fino a 99 anni). La pratica è nota con il termine inglese di "land grabbing". Secondo un rapporto della Banca mondiale, nel periodo tra ottobre 2008 e agosto 2009 sono stati annunciati contratti relativi ad almeno 46,6 milioni di ettari (Svezia: 45 milioni di ettari). Due terzi dei progetti sono avallati da autorizzazioni ufficiali. Tale accaparramento di terre avviene spesso a scapito delle famiglie contadine, le quali perdono i terreni di cui disponevano per la produzione agricola. Senza terreni, le popolazioni rurali perdono i mezzi di sussistenza. Povertà, fame e migrazione sono conseguenza di questa pratica deplorevole. Secondo Oxfam, due terzi di questi contratti sono stipulati in Africa. Il "Global Land Project" dell'Università di Copenhagen ha calcolato nell'agosto 2010 che tra 51 e 63 milioni di ettari di terre sono stati affittati mediante 177 contratti in 27 Paesi africani.

Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

1. Quali delle misure annunciate nella risposta all'interpellanza Lang (10.3168) ha preso il Consiglio federale per porre fine a questa pratica?

2. Il Consiglio federale sa quali risorse (istituzionali/pubbliche e private) sono investite direttamente e indirettamente nell'affitto a lungo termine e nell'acquisto di terreni nei Paesi in via di sviluppo e tramite quali canali e strumenti?

3. Il Consiglio federale è disposto a verificare se le imprese svizzere che acquistano terra all'estero o la affittano a lungo termine rispettano i diritti umani nei paesi in questione, in particolare il diritto all'alimentazione, e se pagano regolarmente le imposte?

4. Che cosa fa la Confederazione per garantire che la Svizzera non importi materie prime agricole né agrocarburanti o derrate alimentari prodotti in condizioni non conformi ai diritti umani o che pregiudichino la sovranità alimentare di questi Paesi?

5. Che cosa fa la Confederazione, e con quali mezzi, risorse e meccanismi di controllo, per sostenere i diritti collettivi alla terra, incoraggiare l'accesso delle donne alle terre e consentire forme di organizzazione che permettano ai contadini di far valere i loro diritti?

Risposta del Consiglio federale del 06.07.2011

Il commercio di terreni rappresenta un problema soprattutto per i Paesi africani. I difensori delle acquisizioni fondiarie sottolineano i vantaggi che potrebbero derivarne per l'agricoltura in Africa, mentre numerosi critici condannano questi investimenti, ritenendoli un furto di terre. Il Consiglio federale è consapevole che sia essenziale determinare le condizioni della proprietà prima di procedere alla vendita di terreni. Nei Paesi in via di sviluppo questa è una questione complessa perché una parte consistente della proprietà terriera è basata sulla tradizione e non è quindi documentata da atti scritti.

È ampiamente riconosciuto che occorrono investimenti nell'agricoltura dei Paesi più poveri. In particolare, è necessario finanziare l'infrastruttura, la formazione in agricoltura e la ricerca. Gli investimenti privati richiedono tuttavia consultazioni in loco prima di poter concludere accordi. La politica svizzera dello sviluppo sostiene le aziende familiari che svolgono un ruolo multifunzionale, in quanto possono migliorare la sicurezza alimentare a livello locale e regionale ed espletare importanti funzioni ecologiche.

Il Consiglio federale è del parere che, se effettuati con oculatezza, gli investimenti privati in agricoltura possano avere ripercussioni positive, purché avvengano nel rispetto rigoroso degli standard sociali ed ecologici. In questo contesto, i diritti fondiari e il sostegno mirato alle aziende agricole familiari svolgono un ruolo importante.

1./5. Il Consiglio federale è del parere che il problema del "land grabbing" richieda provvedimenti a diversi livelli.

Miglioramento del quadro legale: questa misura può essere attuata solo in collaborazione con i governi dei Paesi interessati. Essa richiede l'impegno della comunità internazionale in materia di investimenti privati nell'agricoltura, vale a dire l'elaborazione di un quadro giuridico che gli Stati dovrebbero successivamente integrare nella legislazione nazionale. A tale scopo è necessario rafforzare i diritti della popolazione rurale povera, elaborare contratti di investimento con la necessaria trasparenza e consolidare l'amministrazione fondiaria a livello locale e nazionale. Per tale ragione, la Svizzera partecipa all'elaborazione delle linee guida volontarie sotto l'egida della FAO. Inoltre, la Svizzera promuove questo processo sostenendo la International Land Coalition, un'alleanza della società civile che mira a garantire ai contadini svantaggiati un accesso equo e sicuro alla terra. La Banca mondiale, dal canto suo, sta elaborando un codice di condotta per le compravendite fondiarie (Code of Conduct for land deals).

Rafforzamento dei piccoli contadini e della società civile nei Paesi in via di sviluppo: si devono rafforzare i diritti dei piccoli contadini, che sono spesso tra gli sconfitti quando vengono effettuati investimenti agricoli di vasta portata. Le organizzazioni della società civile devono poter assumere il loro ruolo critico e attirare l'attenzione sugli abusi. Perciò la Svizzera sostiene le organizzazioni contadine, in particolare la Association des Organisations Professionnelles Paysannes in Mali, che si impegna nella difesa dei diritti dei piccoli contadini. Inoltre, la cooperazione svizzera allo sviluppo è attiva nel campo dei diritti fondiari in Paesi come Guatemala, Madagascar, Mozambico e nella regione dei Grandi Laghi. La Svizzera sostiene le autorità locali nella creazione dei catasti. L'emissione di titoli di proprietà permette la regolarizzazione della situazione e il miglioramento della sicurezza del diritto anche per i gruppi svantaggiati della popolazione.

Standard per investimenti responsabili nell'agricoltura: attualmente le condizioni giuridiche necessarie per impedire il "land grabbing" nei Paesi soggetti sono inesistenti o sono applicate in modo insufficiente. Pertanto, gli investitori hanno una responsabilità ancora più accentuata per quanto concerne il rispetto dei diritti fondiari. Mediante norme per gli investimenti e la produzione sostenibili e tramite la massima trasparenza del processo di negoziazione, gli investitori responsabili possono svolgere un ruolo importante nella lotta contro l'accaparramento di terre. Nel dialogo con gli investitori (casse pensioni, fondi di private equity, fondi hedge) la Svizzera è favorevole all'elaborazione di principi per gli investimenti finanziari sostenibili nell'agricoltura. Il rispetto dei diritti fondiari rappresenta in questo ambito un elemento importante. La Svizzera appoggia altresì iniziative che mirano all'emanazione di strumenti di monitoraggio e massima trasparenza e sostiene iniziative per la definizione di standard del settore privato in merito agli investimenti in agricoltura. Si possono menzionare la Roundtable on Sustainable Biofuels (RSB), Roundtable on Responsible Soy (RTRS) e Better Cotton Initiative (BCI). Nel quadro di questi processi sono stati definiti criteri rigorosi in relazione al rispetto dei diritti fondiari, che in futuro saranno applicati alla certificazione di biocarburanti, soia o cotone. La Svizzera sostiene l'attuazione di tali criteri e la loro applicazione in studi pilota in vari Paesi in via di sviluppo.

Ogni anno, la DSC e la SECO destinano circa 27 milioni di franchi svizzeri a programmi relativi a questioni fondiarie.

2./3. Attualmente gli acquisti internazionali di terreni non sono registrati sistematicamente. Il Consiglio federale è convinto che questo progetto possa essere attuato efficacemente soltanto in un contesto multilaterale. Sono in corso iniziative a livello internazionale al fine di registrare e documentare tali acquisizioni. La Svizzera sta esaminando un'eventuale partecipazione a tali iniziative.

In occasione del recente aggiornamento dei principi OCSE destinati alle imprese multinazionali, la Svizzera si è impegnata a favore di un nuovo capitolo sui diritti umani che evidenzi la responsabilità delle imprese per quanto concerne il rispetto dei diritti umani all'estero. Tali principi OCSE costituiscono raccomandazioni in materia di gestione aziendale responsabile rivolte dai governi alle loro imprese operanti all'estero. I capitoli trattano temi come la protezione dell'ambiente, i diritti dei lavoratori, la lotta alla corruzione e le tasse. In tutti gli Stati firmatari (34 membri OCSE e 8 non membri) è disponibile un punto di contatto nazionale al quale è possibile presentare richieste relative all'inadempimento dei principi OCSE.

4. Con la legge sull'imposizione degli oli minerali revisionata nel 2008, i carburanti biogeni sono esonerati dall'imposta sugli oli minerali soltanto se soddisfano rigorosi criteri sociali ed economici. Grazie a questa chiara regolamentazione, sul mercato svizzero giungono solo carburanti biogeni di origine conforme a requisiti severi. Si applica il principio che le piante devono essere utilizzate prima a scopo alimentare, poi come mangime e solo infine come carburante. Grazie a questa norma, in Svizzera sono disponibili unicamente carburanti biogeni ricavati da biomassa (p.es. bioetanolo a base di scarti di legno o biodiesel a base di olio vegetale usato).

Il Consiglio federale intende esaminare di nuovo questa questione in maniera approfondita nell'ambito dell'iniziativa parlamentare "Agrocarburanti. Tenere conto degli effetti indiretti", presentata dalla Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Consiglio nazionale il 20 ottobre 2009.

 
 

Cronologia / verbali

Data Consiglio  
30.09.2011CNLa discussione è differita.
17.04.2013Tolto dal ruolo poiché pendente da più di due anni.
 
 
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