Per il 25° anniversario della «Dichiarazione e programma di Beijing», l’Unione interparlamentare (UIP) analizza l’evoluzione del ruolo delle donne nei parlamenti. Due membri della delegazione svizzera presso l’UIP si esprimono sulla parità nella politica federale.

La quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne, organizzata a Pechino nel 1995, ha fissato obiettivi e azioni strategiche per la promozione delle donne e la parità tra i sessi. 25 anni dopo, l’UIP fa il punto della situazione nei parlamenti. Prima constatazione: il numero di deputate è aumentato considerevolmente. Nel 1995 solo l’11,3 per cento delle persone elette erano donne. Nel 2020 il loro numero rasenta il 25 per cento.

​In Svizzera il numero delle donne in Parlamento è aumentato dal 28 al 39 per cento nella 51a legislatura. L’UIP attribuisce questo progresso allo sciopero del 14 giugno 2019, quando mezzo milione di donne sono scese in piazza per chiedere a gran voce più rispetto e uguaglianza. La forte progressione dei Verdi svizzeri ha svolto anch’essa un ruolo in questo cambiamento, dato che le donne sono molto ben rappresentate nel partito.


Le donne nel Parlamento in un confronto internazionale: la Svizzera è salita dal 38° al 16° posto al cambio di legislatura

Prendere misure

L’UIP sottolinea che le quote sono uno strumento per raggiungere la parità. Tra i 20 Paesi con il maggior numero di donne in parlamento, 16 applicano quote, in una forma o nell’altra. Nei parlamenti che non le applicano, il numero di donne è decisamente inferiore. D’altra parte le esperienze di svariati Paesi mostrano che le quote funzionano quando sono affiancate da ambiziosi obiettivi e solidi meccanismi di attuazione nonché quando sono correlate ad altre misure. Quali sono le opzioni in Svizzera? Qui di seguito l’opinione di due membri dell’UIP: Johanna Gapany, PLR/FR: «Dal 1971 abbiamo fatto un bel pezzo di strada. Complimenti a tutte le donne che hanno iniziato questo cammino! Ritengo che la diversità sia uno degli assi nella manica del nostro sistema e uniti, uomini e donne insieme, possiamo prendere le decisioni migliori. In qualità di deputati dobbiamo essere d’esempio e fungere da ambasciatori della diversità nella politica, dal livello comunale, passando per quello cantonale fino ad arrivare a quello federale.»

Laurence Fehlmann Rielle, PS/GE: «Per raggiungere la parità, è necessario ricorrere a misure fondate sulla buona volontà come quelle già in atto all’interno del partito socialista e del partito dei Verdi. Ad esempio, dopo circa quindici anni, il partito socialista ginevrino ha aggiunto nei propri statuti che almeno il 40 per cento delle persone iscritte nelle liste elettorali deve appartenere al sesso meno rappresentato. Questo vincolo ha obbligato le direzioni successive del partito a cercare attivamente donne disposte a farsi iscrivere nelle liste. Il risultato è visibile alle urne, dato che in genere il numero di donne socialiste elette è alto. È necessario precisare che si tratta di quote per le liste e non per i risultati, dato che bisogna rispettare i principi democratici. 
Secondo un pregiudizio generalizzato, le donne non avrebbero l’esperienza necessaria: dato che sono meno presenti degli uomini, sarebbero meno competenti. Queste vedute sono molto diffuse tra le donne di destra che sostengono di non voler fungere da alibi …! È necessario rompere il circolo vizioso. Alcune donne cominciano a capire che se si aspetta il decorso naturale, ci vorranno ancora decenni prima di raggiungere la parità.
Personalmente ritengo che le liste paritarie debbano diventare obbligatorie. I partiti che non vi si attengono non devono avere possibilità di scelta: le liste non conformi vanno annullate. Le multe non servono, poiché alcuni partiti sono disposti a pagarle. Si potrebbe esigere che il sesso meno rappresentato disponga del 40 per cento dei posti ed in seguito esigere la parità. Queste quote dovrebbero essere introdotte nelle leggi elettorali.
Inoltre i media dovrebbero aver cura di intervistare lo stesso numero di candidate e candidati e i giornalisti di evitare i cliché sessisti nel linguaggio e nella maniera di presentare i politici.
I partiti sono tenuti anche ad occuparsi della formazione dei candidati: è necessario incoraggiare le donne a partecipare ai dibattiti anche se non sono esperte nel settore su cui verte la discussione. Nel caso degli uomini, questo è un problema che non si pone dato che spesso pensano di sapere tutto sulla questione discussa.»