Il 7 febbraio 1971, 53 anni dopo la Germania, 52 dopo l’Austria, 27 dopo la Francia e 26 dopo l’Italia, la Svizzera accorda il diritto di voto e di eleggibilità alle donne. Questo traguardo è stato raggiunto grazie alle pressioni esercitate dalle associazioni femminili svizzere sul Consiglio federale e alla loro mobilitazione per ottenere alle urne la maggioranza del Popolo e dei Cantoni.

Le prime rivendicazioni

Nel 1868 le donne zurighesi chiedono – invano – il diritto di voto in occasione della revisione della Costituzione cantonale. Nel 1893 è invece l’associazione svizzera delle operaie (Schweizerischer Arbeiterinnenverband) a rivendicare ufficialmente il diritto di voto e di eleggibilità. Il primo partito a preoccuparsi della causa femminile è quello socialista (PS), sin dal 1904. Nel 1909, diverse associazioni per il diritto di voto alle donne costituiscono l’Associazione svizzera per il suffragio femminile (ASSF).

Nel 1918 sono presentate in Consiglio nazionale due mozioni per il suffragio femminile, che vengono sì trasmesse al Consiglio federale ma in forma di postulato. Il Governo le lascerà però in un cassetto.

Il conservatorismo nel periodo tra le due Guerre

Nel 1929 l’ASSF consegna alla Cancelleria federale una petizione con 249 237 firme (78 840 di uomini, 170 397 di donne) raccolte dalle associazioni femminili, dal PS e dai sindacati. Sebbene trasmessa al Parlamento questa petizione resterà lettera morta. Negli anni 1930 la crisi economica fa passare in secondo piano le rivendicazioni per il suffragio femminile. Con il consolidamento delle correnti politiche conservatrici e fasciste, nella società prevale il modello della donna casalinga.

Il fallimento della votazione del 1959

Le donne, che si sono mobilitate in massa durante la Seconda Guerra mondiale, ottengono il diritto di voto in numerosi Paesi europei. In Svizzera il loro impegno non è però ripagato. Diversi Cantoni (BS, BL, GE e TI nel 1946, ZH nel 1947, NE e SO nel 1948, VD nel 1951) rifiutano di introdurre il suffragio femminile. Dal canto suo, in un rapporto del 1951, il Consiglio federale ritiene che sia prematuro organizzare una votazione federale su questo tema. In piena guerra fredda il Governo vorrebbe introdurre nei confronti delle donne l’obbligo di prestare servizio nella protezione civile ciò che fa reagire vigorosamente l’ASSF, la Lega svizzera delle donne cattoliche e l’Alleanza delle società femminili svizzere (ASF). Come potrebbe il Consiglio federale imporre alle donne nuovi obblighi quando queste sono ancora private di diritti politici? La controversia pubblica minaccia il progetto concernente la protezione civile motivo per cui il Consiglio federale presenta nel 1957 un progetto di voto sul suffragio femminile.

LIl progetto ottiene l’approvazione delle Camere nel 1958, viene però bocciato alle urne il 1° febbraio 1959 con 654 939 voti (66,9%) contro 323 727 (33%). A seguito del voto, i tre Cantoni favorevoli, ovvero Vaud, Ginevra e Neuchâtel, decidono di introdurre il diritto di voto per le donne a livello cantonale e comunale. Nel 1966 sono seguiti da Basilea.

Poster 

La vittoria del 1971

Nel 1968 il Consiglio federale prende in considerazione la possibilità di firmare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo senza però sottomettersi alla clausola concernente i diritti politici delle donne. Messo di fronte alle proteste di massa delle associazioni femminili, il Governo svizzero organizza di nuovo una votazione sul tema. Il 7 febbraio 1971, dopo 100 di lotta femminista, le donne svizzere ottengono il diritto di votare e di essere elette

La votazione ha comportato la modifica dell’articolo 74 della Costituzione federale del 29 maggio 1874.

Questa vittoria permette alle donne svizzere di essere elette e di accedere a una carica in seno al Parlamento federale. In occasione della sessione invernale del 1971 le prime parlamentari sono accolte con una rosa.

Citazioni dei presidenti delle due Camere:

Arno Theus (UDC/GR), presidente del Consiglio degli Stati nel biennio 1970-1971

Madame Girardin, es fällt mir die hohe Ehre zu, Sie als erste schweizerische Ständerätin in unserer Mitte herzlich willkommen zu heissen, und ich kann Ihnen versichern, dass Ihre Kollegen in der Kleinen Kammer Sie stets als gleichwertige Partnerin respektieren werden.

Ferruccio Bolla (PLR/TI), presidente del Consiglio degli Stati dell’epoca (1971-72)

La présence pour la première fois d'une femme députée parmi nous est un tel événement qu’il mérite d'être souligné par le président sortant et par celui qui le remplace. J'avais cru vous avoir vue, Madame Girardin, suivre de la tribune les débats sur l'introduction du droit de vote féminin. J'étais rapporteur; j'avais commencé mon discours par une phrase frappante qui, à mon avis, suffisait à déterminer l'adhésion à un acte tardif de justice et de sagesse: «En droit constitutionnel fédéral, la première des femmes est mineure par rapport au dernier des hommes.» Nous avons dépassé cet état d'humiliation.

William Vontobel (ADI/ZH), presidente del Consiglio nazionale dell’epoca (1971-72

Ausserordentlich freut mich aber, dass ich zum ersten Mal in der Geschichte der Eidgenossenschaft Damen als gleichberechtigte Mitglieder dieses Parlamentes begrüssen darf. Nach langem Kampf und verschiedenen Anläufen ist es nun endlich soweit. Wir alle freuen uns darüber und heissen daher unsere Kolleginnen besonders herzlich willkommen. (Beifall!)

 

 

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