<p>BERNA, 25 mag (ats) Non tengono, anzi si sgonfiano, le accuse di Claude Covassi, la presunta «talpa» che a suo dire era stata incaricata dai servizi segreti svizzeri di spiare e compromettere il direttore del Centro islamico di Ginevra, Hani Ramadan. E' la conclusione della Delegazione delle commissioni di gestione del parlamento, dopo aver interrogato lo stesso Covassi. Non vengono lesinate critiche per le lacune esistenti nella collaborazione tra i servizi di «intelligence»» della Confederazione.
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Covassi è stato arruolato come informatore dal Servizio analisi e prevenzione (SAP), l'intelligence interna alle dipendenze del DFGP, ma non ha ricevuto l'ordine di utilizzare mezzi fraudolenti, sleali o illeciti per compromettere Ramadan, facendolo passare per un radicale islamico e fabbricando prove di un collegamento con i combattenti iracheni.

Il materiale messo a disposizione da Covassi a sostegno delle proprie affermazioni non ha offerto alcun elemento affidabile. Il CD-ROM sul quale avrebbero dovuto trovarsi documenti sonori sono stati analizzati da specialisti che non hanno trovato traccia alcuna di registrazioni.

La vicenda era scoppiata sulla stampa nella primavera 2006. In diverse interviste a giornali svizzeri, Covassi, 36 anni, aveva sostenuto di essere stato ingaggiato come informatore dal SAP, affinché spiasse il Centro islamico ginevrino. Aveva quindi chiesto a più riprese di essere ascoltato in merito dalla Delegazione delle commissioni parlamentari di gestione, sostenendo di avere le prove- nastri registrati e documenti - delle sue asserzioni. La Delegazione lo ha invitato a presentarsi una prima volta il 5 luglio e poi ancora il 28 e 29 agosto dello scorso anno, ma l'uomo non si è fatto vivo.

Intanto a metà maggio, sempre dello scorso anno, il consigliere federale Christoph Blocher aveva scritto una lettera a Hani Ramadan in cui smentiva che il SAP avesse dato il compito a un «agente provocatore» di infiltrare l'istituto musulmano. Ramadan ha sostenuto che lo stesso Covassi gli ha confessato di essere stato incaricato di sorvegliare il Centro per accertare se vi si svolgessero attività legate al terrorismo. Fratello dell'intellettuale musulmano Tariq Ramadan, Hani era stato allontanato nel 2003 dall'insegnamento pubblico a Ginevra, a causa di un intervento sul quotidiano francese «Le Monde» nel quale giustificava il ricorso alla lapidazione in caso di adulterio.

Le conclusioni del rapporto

L'interrogatorio di Covassi da parte della Delegazione si è infine svolto lo scorso 12 dicembre. Alla luce dei fatti e delle circostanze - si afferma nel rapporto - ecco le conclusioni da trarre dall'intera vicenda. Innanzitutto Covassi è stato reclutato dal SAP tramite la polizia cantonale ginevrina; le sue attività si sono svolte confermemente alla legge e al regolamento interno del Servizio: il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia è stato costantemente tenuto informato dell'operazione «Memphis» in cui Covassi era impegnato.

Quest'ultimo non ha ricevuto dal SAP il compito di infiltrarsi nel Centro islamico né di convertirsi all'islam, né di utilizzare mezzi illeciti. Altro punto che emerge nel rapporto: non è stato trovato alcun elemento atto a confermare che il Servizio abbia avuto l'intenzione di affidare a Covassi una missione informativa all'estero, in collaborazione con servizi stranieri.

E' vero che Covassi, dopo il suo arruolamento nel SAP ha operato nell'ambito di una missione all'estero (in Africa) per il Servizio informazioni strategico (SRS, militare), ma unicamente per saggiarne le capacità, in vista di una futura collaborazione. Non è mai stato dotato di falsa identità da autorità o servizi della Confederazione; non ha avuto alcun ruolo nel tentativo di attentato contro un aereo della compagnia israeliana El-Al, né nell'identificazione delle persone in esso implicate.

Il SAP, prosegue il rapporto della Delegazione, non ha mai incaricato Covassi di recarsi in Siria per raccogliere informazioni, né fornito sostegno finanziario per tale spostamento. Lo ha invece incaricato di redigere un rapporto sul suo viaggio, dando l'impressione che lo abbia tacitamente appoggiato. Basandosi principalmente sulla raccomandazione di un ispettore di polizia ginevrina, il SAP ha comunque mancato ai suoi obblighi di prudenza e circospezione nel reclutare Covassi.

Questo episodio, secondo il rapporto, ha fatto emergere ancora una volta le lacune esistenti nella collaborazione tra i Servizi di «intelligence» della Confederazione, così come tra gli organi federali e quelli della polizia ginevrina nel trattamento di informazioni ufficiali. Sono emersi dissensi di natura strutturale e personale tra il SAP e la polizia cantonale, ciò che che ha permesso a Covassi di mettere un servizio contro l'altro.

In conclusione, la Delegazione si dice soddisfatta del risultato della sua indagine, poiché ha permesso si scagionare i servizi della Confederazione dalle accuse più gravi, ma si rammarica per il discredito che l'atteggiamento di Covassi ha arrecato al SAP. Deplora quindi la strumentalizzazione mediatica, perfino caricaturale, che è stata fatta di questa vicenda.

Non viene contestata, nel rapporto, la necessità per i servizi di «intelligence» e per la polizia di far ricorso a informatori. Bisognerebbe essere ingenui o irresponsabili - si dice - per credere che uno Stato possa difendersi dalla minaccia del terrorismo senza cercare di utilizzare, nella legalità, le fonti informative disponibili. La figura dell'agente segreto colpisce certamente l'immaginario collettivo, ma attualmente il suo comportamento, malgrado il controllo politico dell'esecutivo e del parlamento, sfugge alle norme giuridiche. C'é un vuoto legislativo che pemette una certa libertà operativa per i Servizi, ma la cosa è difficilmente compatibile con i principi di uno Stato di diritto, conclude la Delegazione, che si dice favorevole alla prossima revisione della legge in materia (la LMSI).