<p>BERNA, 7 set (ats) La Commissione della scienza, dell´educazione e della cultura (CSEC) del Consiglio degli Stati ha deciso con sette voti contro uno che i Cantoni devono essere liberi di scegliere quale lingua straniera insegnare per prima nelle scuole obbligatorie. (04.429)
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L´accordo trovato sulla questione dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) "è sufficiente", ha detto Anita Fetz, consigliera agli Stati (PS/BS) e presidente della CSEC, in una conferenza stampa a Berna. I commissari hanno dunque chiaramente bocciato la formulazione della Legge sulle lingue (Lling) adottata dal Consiglio nazionale in giugno, secondo cui la prima lingua straniera insegnata nella scuola obbligatoria deve essere un idioma nazionale e non l´inglese.

"La Svizzera non ha bisogno di un nuovo fattore di polarizzazione", ha detto la Fetz. La "senatrice" ha fatto riferimento alle possibilità di referendum contro la legge, promosso dalle regioni della Svizzera tedesca in cui il primato è già stato assegnato all´inglese.

Il 14 giugno la CDPE ha adottato, con 24 voti favorevoli e due astensioni, l´Accordo intercantonale sull´armonizzazione della scuola obbligatoria (HarmoS) che al capitolo lingue lascia ai singoli cantoni la competenza di decidere quale idioma straniero insegnare per primo. Il "conflitto", che dura da tempo, riguarda essenzialmente lo statuto del francese e dell´inglese nei cantoni della Svizzera orientale, che hanno già deciso di dare la precedenza al secondo. HarmoS prevede comunque che gli alunni al termine della scolarità dispongano di conoscenze equivalenti nelle due lingue straniere.

Secondo l´Accordo, a Zurigo, Argovia, nella Svizzera centrale ed orientale, la prima lingua insegnata sarà l´inglese, mentre il francese prevarrà nei due cantoni di Basilea, a Soletta, Berna, e nelle aree tedescofone di Friburgo e Vallese. Nei Grigioni sarà data la precedenza a una lingua nazionale, nella Svizzera romanda al tedesco e in Ticino si inizierà col francese, per poi passare al tedesco e quindi all´inglese.

Il 21 giugno il Consiglio nazionale non ha tenuto conto della decisione della CDPE e ha disposto la priorità temporale dell´insegnamento di una lingua nazionale sull´inglese. Ma oggi la Fetz ha affermato che "la CSEC non vuole proseguire sulla via della provocazione. A contare non è la successione degli idiomi, ma le competenze alla fine della scolarità".

"La CDPE ha saputo trovare una soluzione che permette alle regioni di esprimere le proprie particolarità", le ha fatto eco Christiane Langenberger (PLR/VD), che siede nella commissione. La Confederazione è legittimata ad immischiarsi nelle competenze cantonali sulla scuola solo se non vi è intesa, ha affermato. La "senatrice" vodese ha anche ricordato "i considerevoli investimenti" già effettuati per la formazione degli insegnanti nei cantoni che hanno scelto l´inglese quale prima lingua straniera.

La minoranza, rappresentata nella commissione dalla sola Gisèle Ory (PS/NE), auspica il mantenimento della versione del nazionale, con il francese come prima lingua nei cantoni tedescofoni.

Nel suo insieme la Lling è stata accolta da tutti i commissari, ha detto la Fetz. Per tutti la legge è una garanzia "della ricchezza rappresentata dalla diversità culturale della Svizzera", ha detto la Langenberger.

Concretizzando l´articolo costituzionale sulle lingue del 1996, la legge mira a rafforzare il quadrilinguismo come particolarità della Svizzera e a consolidare la coesione nazionale. Oltre alla promozione del plurilinguismo individuale e istituzionale, un accento è posto anche sulla salvaguardia del romancio e dell´italiano.

Per agevolare la comprensione al di là delle regioni linguistiche, la Confederazione potrà concedere aiuti finanziari per facilitare gli scambi di allievi e d´insegnanti. Con i cantoni, essa può sostenere un centro di competenze per la ricerca applicata legata alle lingue e al multilinguismo.

La Lling ha una storia movimentata. Nel 2004, il Consiglio federale aveva rinunciato a legiferare in materia, soprattutto per motivi finanziari. La decisione aveva sollevato un "attivismo parlamentare", ha ricordato la Fetz.