La revisione della legge sulla cittadinanza (11.022) non decolla. Con 14 voti contro 9, la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale non ha voluto entrare in materia. Lo ha annunciato in serata alla stampa il suo presidente Yvan Perrin (UDC/NE).

Il progetto, volto a naturalizzare soltanto le persone la cui integrazione è riuscita, non piace né alla sinistra né alla destra dura. Il Consiglio federale propone che soltanto i titolari di un permesso C possano ottenere il passaporto rossocrociato. Tuttavia, potrebbero ottenerlo già dopo otto anni invece dei 12 attuali. L'UDC non vuole questo 'rito abbreviato'. Si dice anche delusa del fatto che l'idea di una naturalizzazione in prova, "elemento faro del suo programma", non figuri nel progetto, ha detto Perrin.

Da parte sua, la sinistra non vuole riservare la naturalizzazione alle persone con un permesso C di domicilio. Questo ostacolo esclude coloro che sono stati ammessi provvisoriamente (permesso F) ma sono in Svizzera da anni, come pure i titolari di un permesso di dimora B da molti anni, anche se sono ben integrati, ha criticato Silvia Schenker (PS/BS).

La sinistra rosso-verde era disposta a entrare in materia su un compromesso sostenuto dai partiti di centro: rinunciare all'esigenza del permesso C in cambio del mantenimento del termine di 12 anni. Ma il dibattito di entrata in materia ha mostrato che altre disposizioni più severe potrebbero trovare una maggioranza. La sinistra non vuole contribuire a una situazione che sarebbe peggio dell'attuale, ha detto la deputata socialista.

A nome della minoranza, Philipp Müller (PLR/AG) ha denunciato un "rifiuto di discussione". A suo avviso, il progetto avrebbe migliorato la situazione attuale: l'armonizzazione della procedura di naturalizzazione eviterebbe che ogni comune possa agire per conto suo e i nuovi criteri da adempiere per poter essere naturalizzati renderebbero la procedura stessa veramente più giusta.

La sinistra - ha aggiunto Müller - avrebbe potuto aspettare l'esito delle discussioni per poi rifiutare il progetto nel voto d'insieme. I giochi non sono ancora fatti. Il Consiglio nazionale dovrà dire, probabilmente durante la sessione autunnale, se condivide il parere della commissione. La palla passerà in seguito agli Stati.

La consigliera nazionale Simonetta Sommaruga aspetta con interesse le decisioni del parlamento, ha dichiarato il suo portavoce Guido Balmer. Presentando il dossier in marzo, la ministra aveva ammonito che ci sarebbe stato il pericolo di una polarizzazione.