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La naturalizzazione agevolata deve valere anche per gli stranieri in partenariato registrato con cittadini svizzeri. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, approvando con 122 voti contro 62 una iniziativa parlamentare della sua commissione delle istituzioni politiche. Solo l'UDC si è opposta al progetto. Gli Stati devono ancora esprimersi.Oggi gli stranieri sposati con uno svizzero o una svizzera possono presentare domanda di naturalizzazione agevolata se vivono da almeno tre anni in unione coniugale e hanno risieduto nella Confederazione complessivamente per cinque anni. Questa possibilità è stata sfruttata da 38'388 persone fra il 2010 e il 2013.Questa possibilità non viene invece concessa alle coppie legate da unione domestica registrata. Per ottenere il passaporto rossocrociato, lo straniero o la straniera deve seguire la procedura ordinaria, che comprende un esame e limita le possibilità di successo. Fra il 2010 e il 2013, 266 persone in unione domestica registrata sono diventate svizzere in questo modo.Legiferando in materia stiamo riformando a piccoli passi il diritto della famiglia, ha criticato Céline Amaudruz (UDC/GE). Stiamo avanzando verso il matrimonio per tutti, ha ammonito il suo collega di partito, Jean-Luc Addor (VS), lanciando invano un appello al PPD, affinché segua posizioni più conservatrici.Per la maggioranza dei deputati, gli attuali svantaggi di trattamento fra coppie sposate e in partenariato non sono giustificabili. Questo progetto non indebolisce in nessun modo il matrimonio, ha sottolineato Martin Landolt (PBD/GL). Il numero di naturalizzazioni agevolate non aumenterà esponenzialmente, ha da parte sua rilevato Balthasar Glättli (Verdi/VD).Toccherà in ultima istanza al popolo esprimersi, visto che il progetto implica una modifica della Costituzione. Concretamente, alla Confederazione sarà conferita la competenza di disciplinare l'acquisizione e la perdita della cittadinanza non solo per origine, matrimonio e adozione, ma anche per unione domestica registrata.La sinistra e il PVL, sostenuti dalla ministra di giustizia, Simonetta Sommaruga, proponevano una formulazione meno restrittiva, che permettesse di anticipare eventuali modifiche del diritto matrimoniale, come per esempio il matrimonio per tutti, senza dover procedere in futuro a nuove modifiche costituzionali. La maggioranza ha però respinto, con 124 voti a 66, questa posizione.