(ats) Innalzamento di un anno - a 65 - dell'età pensionabile delle donne, aumento automatico a 67 anni dell'età di pensionamento per tutti in caso di ristrettezze finanziare dell'AVS, aumento dell'IVA di 0,6 punti percentuali e abbassamento del tasso di conversione al 6,0%. Grazie a misure di compensazione, le rendite dovrebbero però rimanere sostanzialmente invariate. Queste le decisioni principali prese oggi dal Consiglio nazionale nell'esame del progetto Previdenza per la vecchiaia 2020.

La necessità di legiferare non è stata contestata da nessuno. Lunedì l'entrata in materia è infatti stata approvata tacitamente. Secondo il consigliere federale Alain Berset, se non si prendono misure efficaci, nel 2030 il Fondo AVS sarà infatti vuoto e ci sarà un deficit annuale pari a 8 miliardi di franchi. Le cause: l'uscita dal mondo del lavoro della generazione del baby boom e l'allungamento della speranza di vita.

Donne in pensione a 65 anni

Oggi durante il dibattito la sinistra ha tentato di mantenere l'età pensionabile delle donne a 64 anni, spiegando che queste sono già gravemente svantaggiate nel sistema pensionistico. "Le donne - ha affermato Marina Carobbio Guscetti (PS/TI) lunedì quando erano iniziate le discussioni su questo punto - hanno già adesso mediamente delle rendite del 37% inferiori a quelle degli uomini, ciò che corrisponde a circa 20'000 franchi di differenza all'anno".

Il consigliere federale Alain Berset non ha nascosto il fatto che la parità salariale tra uomini e donne in Svizzera ancora non esiste. "Il governo - ha proseguito - si oppone tuttavia a qualsiasi collegamento diretto con la previdenza vecchiaia". La questione degli stipendi è un problema che va risolto e l'esecutivo ha già fatto passi importanti su questo tema negli ultimi anni, ha precisato il ministro dell'interno.

La relatrice della commissione Isabelle Moret (PLR/VD) ha poi aggiunto che la riforma non mira ad obbligare le donne a lavorare fino a 65 anni. "L'età legale è solo un punto di riferimento per il calcolo delle rendite e va quindi relativizzata".

Già oggi le donne non vanno in pensione a 64 anni, l'età effettiva è infatti di 62,5 anni (64,1 per gli uomini). Inoltre, se è vero che l'età di riferimento viene aumentata, quella minima per ricevere una rendita rimarrà invariata a 62, ha precisato Moret.

Pensione a 67 anni per tutti?

Se le donne sono ormai sicure di lavorare fino a 65 anni (il Consiglio degli Stati ha già approvato questo aumento), esse, e gli uomini, rischiano di non poter andare in pensione prima dei 67. Con 106 voti contro 90, il Nazionale ha infatti deciso per un aumento automatico fino a due anni dell'età pensionabile nel caso in cui l'AVS dovesse trovarsi in difficoltà finanziarie.

Concretamente, qualora la copertura del Fondo AVS dovesse scendere sotto l'80% (verosimilmente non prima del 2030), il governo dovrà progressivamente aumentare l'età di riferimento per ottenere una rendita (al massimo 4 mesi supplementari ogni anno), fino a raggiungere 67 anni.

"Bisogna assicurare l'AVS anche alle generazioni future", ha affermato Thomas de Courten (UDC/BL). "Non è sufficiente combattere i sintomi, dobbiamo affrontare le cause", ha aggiunto sostenendo che con l'aumento della speranza di vita è necessario, in determinate circostanze, aumentare l'età pensionabile.

La sinistra e il PPD hanno combattuto questa proposta affermando che, se approvata, rischierebbe di mettere in pericolo tutto l'edificio Previdenza 2020. "Sappiamo tutti che un aumento automatico dell'età pensionabile non ha alcuna chance davanti al popolo", ha ad esempio affermato Marina Carobbio (PS/TI).

Per questo motivo, dopo aver adottato il principio di aumento automatico dell'età della pensione, questo "freno all'indebitamento", come è stato definito in aula, è stato inserito, con 187 voti contro 9, in un disegno di legge separato. Ciò significa che non fa più direttamente parte di Previdenza 2020, o, detto in altre parole, che contro questa decisione può essere lanciato un referendum senza mettere in pericolo tutto il progetto di riforma delle pensioni.

Il Consiglio degli Stati non si è ancora espresso sull'aumento a 67 anni dell'età pensionabile. Visti i rapporti di forza, un suo "sì" appare però difficile.

Pensionamento flessibile

Il Nazionale, così come già deciso in precedenza dagli Stati, si è poi espresso per una maggiore flessibilità dell'età pensionabile. Uomini e donne potranno riscuotere anticipatamente a partire dai 62 anni tutta o parte della loro rendita oppure posticiparne la riscossione fino all'età di 70 anni.

"La flessibilità è un vero progresso", ha sostenuto Regine Sauter (PLR/ZH). I lavoratori che lo vorranno potranno lavorare più a lungo, a tempo pieno o part-time. Chi smetterà prima dei 65 anni riceverà una rendita AVS amputata del 6,37% per ogni anno anticipato, contro l'attuale 6,8%.

IVA per l'AVS

Per garantire il finanziamento dell'AVS, il Nazionale ha poi deciso di aumentare l'IVA di 0,6 punti percentuali (ciò corrisponde a un incremento delle entrate pari a 2,1 miliardi di franchi). Gli Stati volevano un aumento più importante (1%), ma in ogni caso inferiore all'1,5% chiesto nel progetto del Consiglio federale.

L'aumento dell'IVA adottato oggi corrisponde a quanto l'Unione svizzera degli imprenditori (USI) e Economiesuisse sono disposti a versare. Secondo la sinistra tale percentuale è però insufficiente e, a suo dire, la copertura del Fondo AVS scenderà sotto l'80% nel 2033.

La camera ha pure aumentato al 20% il contributo della Confederazione alle spese annue dell'AVS. Ha invece deciso di sopprimere le rendite destinate ai pensionati che hanno ancora figli minorenni o in formazione. Questa rendita, istituita dopo la Seconda Guerra Mondiale, non è più attuale. "A beneficiarne sono soprattutto i nuclei famigliari ad alto reddito", ha spiegato Moret.

Gli orfani in formazione continueranno invece a ricevere una rendita, a condizione che risiedano in Svizzera. La proposta dell'UDC di limitare i versamenti al 20esimo anno di età, invece di 25, è stata bocciata.

Affossata pure la proposta democentrista di adeguare le rendite al potere d'acquisto locale per i pensionati svizzeri che vivono all'estero. "Attualmente le rendite versate fuori dai nostri confini sono solo un'ottantina, troppo poco per avere un impatto sulle finanze dell'AVS", ha sostenuto, con successo, Alain Berset.

Cala il tasso di conversione, ma non le rendite

Per quel che concerne il Secondo pilastro, per assicurane a lungo termine la sostenibilità finanziaria il Nazionale ha deciso di abbassare il tasso di conversione, che serve a calcolare le rendite, dall'attuale 6,8% al 6,0%. La riduzione avverrà al ritmo di 0,2 punti percentuali all'anno. Visto l'aumento della speranza di vita la sua riduzione è diventata ineluttabile, hanno sottolineato diversi parlamentari.

Per scongiurare la diminuzione delle rendite sono previste misure per aumentare il capitale LPP risparmiato. Senza compensazione, il progetto non ha infatti alcuna chance davanti al popolo, ha spiegato Jean-François Steiert (PS/FR). Queste non avverranno però nell'ambito dell'AVS, il Consiglio degli Stati proponeva un aumento delle rendite del Primo pilastro di 70 franchi.

La maggioranza di destra ha infatti messo in dubbio la sostenibilità finanziaria della soluzione della Camera del popolo. "Questo modello privilegia i pensionati a scapito delle generazioni future", ha in particolare affermato Thomas de Courten.

"Se l'obiettivo è non ridurre le rendite, il supplemento di 70 franchi è necessario", ha replicato Maja Ingold (PEV/ZH). Questo incremento beneficerebbe in particolare alle donne che hanno difficoltà nell'accumulare un capitale LPP adeguato, ha aggiunto Christine Häsler (Verdi/BE).

Con 103 voti contro 91 e 2 astenuti, il Nazionale, come detto, ha però voluto che le misure compensatorie vengano limitate al Secondo pilastro. Per disporre al momento del pensionamento di un capitale LPP più elevato, la Camera del popolo ha così deciso di modificare le aliquote per gli accrediti di vecchiaia. Chi ha tra 25 e 44 anni avrà un prelievo sulla busta paga pari al 9% del salario assicurato, dopo i 45 anni questo sarà del 13,5%.

Pure decisa la soppressione della deduzione di coordinamento, ossia la parte più bassa della busta paga (tra 0 e a 24'675 franchi) che attualmente non è assicurata nel quadro del Secondo pilastro. Chi lavora a tempo parziale dovrebbe così ricevere una rendita più alta, ma i prelievi salariali aumenteranno per tutti.

Grazie a queste misure la diminuzione del tasso di conversione sarà quasi completamente compensata, ha sostenuto Regine Sauter (PLR/ZH) senza riuscire comunque a convincere appieno la sinistra e il PPD che avrebbero preferito la soluzione del Consiglio degli Stati.

Generazione transitoria

Il Nazionale ha anche approvato delle compensazioni per la "generazione transitoria". All'entrata in vigore della riforma delle pensioni, verosimilmente nel 2018, chi avrà compiuto 40 anni dovrebbe così poter ricevere le medesime prestazioni previste dal diritto vigente. La proposta di alzare questa soglia a 50 anni è stata bocciata.

Le discussioni sono state interrotte alle 19.00. Riprenderanno domani mattina alle 08.00. Restando da stabilire alcune norme di secondaria importanza, i punti essenziali della riforma sono infatti tutti stati adottati oggi.