(ats) Le persone oggetto di precetti esecutivi ingiustificati devono essere maggiormente protette. La commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale suggerisce al plenum di adottare la soluzione trovata nel corso dell'ultima sessione dal Consiglio degli Stati. La modifica di legge è frutto di un'iniziativa parlamentare del "senatore" ticinese Fabio Abate (PLR) .

Abate rilevava che oggigiorno è possibile richiedere l'esecuzione di un soggetto senza provare l'esistenza di un credito. Non di rado un precetto esecutivo diventa un'arma di ricatto e quel che è peggio è che il registro in cui viene iscritto può essere consultato per cinque anni.

A una persona oggetto di un simile provvedimento può essere, per esempio, negato l'affitto di un appartamento o un lavoro. Ciò può avere conseguenze nefaste quando il soggetto di un precetto è una piccola impresa cui non viene concesso un credito bancario proprio per questo fatto. Opporsi a simili precetti ingiustificati è possibile, ma le procedure sono lunghe e costose.

Per questo motivo il Consiglio degli Stati ha deciso in autunno di limitare la pubblicità data a un procedimento esecutivo. La soluzione adottata prevede che gli uffici non debbano informare i terzi circa procedimenti esecutivi per i quali, dopo una richiesta del debitore, i creditori non abbiano fornito la prova entro 20 giorni. Se la prova è fornita in seguito o se l'esecuzione viene continuata, quest'ultima può invece essere comunicata a terzi.

La commissione ha anche deciso, con 18 voti contro 7, di dare seguito a un'iniziativa parlamentare di Erich Hess (UDC/BE) che sollecita il collegamento di tutti i registri delle esecuzioni.