Secondo il consigliere nazionale vallesano, i Paesi europei hanno già aperto il loro mercato, dando vita a una nuova offerta efficiente e meno cara per i consumatori. Anche in Francia, il governo socialista ha autorizzato il trasporto di viaggiatori con autobus a lunga distanza e prevede che da questa misura nasceranno nuovi impieghi.
A suo avviso, la proposta avrebbe inoltre favorito l'innovazione. Se si mantenesse il divieto, la Svizzera potrebbe accusare un ritardo nella creazione di imprese competitive a livello europeo. Secondo il vallesano, le nuove offerte si svilupperebbero laddove la domanda è maggiore, ossia dove l'offerta delle FFS ha già raggiunto la saturazione. Inoltre, giovani e anziani, che spesso dispongono di più tempo ma di minori mezzi finanziari, sarebbero maggiormente attratti da questo tipo di offerte.
Ma i "senatori" sono stati di tutt'altro avviso. Seguendo il Consiglio federale, hanno ritenuto che non vi sia alcun bisogno di agire e che di una liberalizzazione senza condizioni non beneficerebbe né i passeggeri né i trasporti pubblici nel loro insieme. Claude Hêche (PS/JU) ha inoltre sottolineato come la proposta pregiudicherebbe i progressi ottenuti dal sistema svizzero dei trasporti pubblici.
Una tale misura rimetterebbe in discussione tutto il sistema del trasporto a lunga distanza, che ha dimostrato la sua efficacia, gli hanno fatto eco i suoi colleghi socialisti Géraldine Savary (VD) e Paul Rechsteiner (SG). Anche in seno al PLR, la proposta è stata giudicata troppo radicale: secondo Andrea Caroni (AR) i diversi attori non sarebbero su un piede di uguaglianza rispetto agli obblighi legali.