(ats) Voti popolari come quello dello scorso maggio sul finanziamento dell'AVS e la riforma dell'imposizione delle imprese dovrebbero rimanere possibili. Lo ha deciso il Consiglio degli Stati bocciando, con 28 voti contro 11, una iniziativa parlamentare di Thomas Minder (indipendente/SH) che mirava a introdurre il principio dell'unità di materia come requisito per le leggi, come già avviene per le modifiche costituzionali.

Nel sistema svizzero deve esserci sufficiente spazio per un compromesso a livello parlamentare, ha spiegato Andrea Caroni (PLR/AR) a nome della commissione. È responsabilità del Parlamento collegare o meno diversi argomenti nella legislazione. Se l'elettorato non è d'accordo, può sempre rifiutare il disegno di legge alle urne.

Oggi l'unità di materia è richiesta esplicitamente solo per le modifiche costituzionali. Le iniziative popolari che violano tale principio vengono invalidate.

Per l'autore dell'atto parlamentare, due o più questioni specifiche e materie non vanno congiunte in un unico testo in votazione neanche nel caso delle leggi. I cittadini indecisi non possono infatti esprimere la propria opinione secondo la propria volontà: o devono approvare l'insieme del progetto, sebbene disapprovino talune parti, oppure devono respingere il testo, malgrado ne approvino alcuni aspetti, ha sostenuto, invano, Minder.

A titolo di esempio, il "senatore" indipendente, ma membro del gruppo UDC alle Camere federali, ha citato la legge sulla riforma dell'imposizione delle imprese e sul finanziamento dell'AVS, contro la quale è stato lanciato il referendum. Gli elettori hanno approvato il disegno di legge nel maggio 2019 con oltre il 66% dei suffragi.