(ats) Garantire al Fondo monetario internazionale (FMI) disponibilità finanziarie tali da poter fronteggiare eventuali crisi. È l'obiettivo della riforma dei Nuovi accordi di credito (NAC) dell'organizzazione, ratificati oggi anche dal Consiglio degli Stati (33 voti a favore e 2 astenuti). Il dossier è pronto per le votazioni finali.

I Nac sono la rete di sicurezza finanziaria del FMI in caso di crisi che potrebbe minacciare il sistema monetario e finanziario internazionale. Attraverso questo strumento, i 40 Stati contraenti o le loro banche centrali mettono a disposizione del FMI la valuta necessaria a finanziare le misure di sostegno se non bastassero le risorse ordinarie del fondo.

La riforma, voluta nel 2019 dagli Stati membri del FMI, prevede un raddoppio delle risorse, che passerebbero dagli attuali 250 a 500 miliardi di franchi. Raddoppierebbe anche il contributo massimo della Banca nazionale svizzera (BNS), che passerà dagli attuali 7,40 miliardi di franchi a circa 15.

L'entità della partecipazione riflette la rilevanza sistemica della piazza finanziaria svizzera e rafforza l'impegno a fornire un contributo determinante alla stabilità del sistema monetario e finanziario internazionale, ha detto a nome della commissione Damian Müller (PLR/ LU).

Particolarmente critico l'intervento di Thomas Minder (Indipendente/SH), che si è detto preoccupato per gli enormi debiti accumulati da molti Paesi, Stati Uniti in testa, per non parlare di quelli colpiti dalla pandemia, come l'Italia, dove la situazione rischia di farsi drammatica. Insomma, vista la situazione difficile, la Svizzera sarà chiamata a fare la sua parte, con rischi per il suo sistema finanziario.

Il ministro delle finanze Ueli Maurer ha affermato che il FMI non concede prestiti alla leggera. Non fare nulla in caso di crisi finanziaria per un Paese, che si trova per esempio nella condizione di non poter far fronte ai propri impegni, potrebbe avere conseguenze gravi, come un aumento dei flussi migratori.