(ats) Gli imputati devono poter continuare a poter partecipare alle udienze dei testimoni o dei coimputati. Lo ha deciso oggi il Consiglio degli Stati adeguandosi su questo aspetto al Nazionale, eliminando, in questo modo, l'ultima divergenza circa la revisione del codice di procedura penale. Il dossier va in votazione finale.

I diritti di partecipazione sono uno dei punti nevralgici del dossier all'attenzione del Parlamento. Attualmente, essi conferiscono all'imputato la possibilità di presenziare a ogni assunzione delle prove.

Secondo il disegno del Consiglio federale, il ministero pubblico avrebbe potuto impedire la partecipazione a un interrogatorio se l'imputato non si era ancora pronunciato sull'argomento dello stesso. Una limitazione invisa al Nazionale, ma che piaceva agli Stati. Poiché il Nazionale non ha voluto saperne di piegarsi al disegno del governo, alla fine i "senatori" hanno preferito cedere su questo punto.

Un altro aspetto contestato riguardava anche il diritto concesso al ministero pubblico di ricorrere contro le decisioni del tribunale delle misure coercitive. A differenza degli Stati, il Nazionale non voleva questa disposizione proposta dal governo. Stando alla camera del popolo, questo diritto di appello da parte della procura non soddisferebbe i criteri della Corte europea dei diritti dell'uomo. Oltretutto la Svizzera sarebbe l'unico Paese in Europa ad avere una simile disposizione. Alla fine, il Nazionale l'ha spuntata anche su questo punto.

Grazie alla revisione adottata oggi dalle due camere, in futuro saranno rese più facili le condizioni per l'uso dei profili di DNA dei sospetti. Tali profili sono già ammessi per i reati che sono oggetto di un procedimento in corso. Possono anche essere usati per reati commessi in passato. Il parlamento e il Governo vogliono però assicurarsi che ci siano "indizi concreti" in tal senso.

La questione si pone anche per le persone già condannate. In questo, il parlamento ha esteso la prassi attuale che prevede la possibilità di prelevare campioni solo da persone condannate per un reato grave, condannate ad almeno un anno di carcere o internate. In futuro, l'esistenza di indizi concreti che una persona condannata possa essere tornata a delinquere dovrebbe essere sufficiente per raccogliere il suo profilo DNA.