Il progetto persegue lo scopo di proteggere le infrastrutture strategiche dell'economia energetica dal controllo di investitori esteri, ha spiegato Pierre-André Page (UDC/FR) a nome della commissione. Per il friburghese sussiste infatti un interesse pubblico fondamentale a impedire che importanti infrastrutture dell'economia energetica finiscano in mani estere, proprio in considerazione della difficile situazione della sicurezza dell'approvvigionamento della Svizzera.
Per infrastrutture strategiche dell'economia energetica si intende gli impianti idraulici, gli impianti di trasporto in condotta di combustibili e carburanti gassosi, la rete elettrica e le centrali nucleari, ha spiegato Page. La nuova legge intende autorizzarne la vendita all'estero soltanto a condizioni restrittive. Secondo il progetto continueranno ad essere ammessi gli investimenti dall'estero che non determinano una posizione preponderante dell'investitore nell'impresa.
"La Svizzera deve proteggere a livello internazionale le infrastrutture critiche del Paese", ha detto Mike Egger (UDC/SG). Del resto, ha proseguito, anche altri Paesi applicano varie forme di controllo sugli investimenti.
Per Gabriela Suter (PS/AG), si tratta di contrastare la tendenza alla privatizzazione degli impianti energetici. Nel caso di un'eventuale conclusione di un accordo sull'elettricità con l'UE, la pressione potrebbe aumentare ulteriormente, ha aggiunto.
Durante le discussioni, una minoranza - PLR, PVL e Alleanza del Centro - ha chiesto la bocciatura del progetto ritenendo che si tratti di un'ingerenza problematica nella libertà economica.
"La Svizzera dipende dagli investimenti esteri per rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento", ha sostenuto Matthias Samuel Jauslin (PLR/AG). "Stiamo creando un mostro burocratico", ha aggiunto Martin Bäumle (PVL/ZH).
Anche il Consiglio federale si è opposto al progetto. "È sicuramente necessario rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento energetico, ma la 'lex Koller' non è stata creata per questo scopo", ha sostenuto, invano, la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider.
Il disegno di legge trova la sua origine in un'iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Jacqueline Badran (PS/ZH) del dicembre 2016. La deputata socialista aveva inoltrato il suo testo partendo dalla constatazione che alcune società elettriche versavano in una difficile situazione economica e che vi erano progetti di vendere parti dell'infrastruttura all'estero.