Attualmente, ha ricordato Lisa Mazzone (Verdi/GE) a nome della commissione, per le donne che partecipano alle sedute dei vari organi parlamentari durante il congedo di maternità decade il diritto all'indennità. "Questo è un vero problema per un sistema di milizia come il nostro, in particolare per i parlamenti cantonali".
Per la ginevrina non è giusto che una parlamentare neo mamma debba rinunciare alle indennità di perdita di guadagno legate alla sua attività lavorativa solo perché siede in un legislativo, tanto più che è eletta dal popolo. Si tratta insomma di adattare le IPG al sistema politico di milizia, ha aggiunto Mazzone. La relatrice ha poi fatto notare come il problema non si pone per i parlamentari maschi, poiché il congedo paternità è più flessibile.
Mazzone ha ricordato che la questione è stata chiarita dal Tribunale federale che l'8 marzo (sic!) 2022 ha bocciato un ricorso della consigliera nazionale Kathrin Bertschy (PVL/BE). I giudici avevano sentenziato che essendo il mandato parlamentare retribuito, la competente cassa di compensazione aveva correttamente interrotto il versamento delle indennità di maternità alla bernese.
In seguito a questa vicenda e all'inoltro di quattro iniziative cantonali - ZG, BL, BS e LU - la Commissione delle istituzioni politiche degli Stati ha proposto di completare la LIPG con un'eccezione in base alla quale il diritto all'indennità di maternità non si estingua più prematuramente se, durante il congedo, la madre prende parte a sedute delle Camere di parlamenti a livello federale, cantonale o comunale, se non è possibile fare appello a deputati supplenti.
La partecipazione alle sedute resterà comunque facoltativa, in modo da non esercitare alcuna pressione sulle parlamentari. Le ripercussioni finanziarie dell'introduzione dell'eccezione nella LIPG dovrebbero essere marginali.
Il dossier passa ora all'esame del Consiglio nazionale.