(ats) Le costruzioni fuori dalle zone edificabili devono essere meglio regolamentate. Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha adottato oggi - con 173 voti contro 0 e 13 astenuti - la seconda tappa della revisione della Legge sulla pianificazione del territorio (LTP2). La Camera del popolo non si è tuttavia allineata a tutte le decisioni del Consiglio degli Stati, a cui ritorna il dossier.

Ha in particolare accolto - seppur di stretta misura con 91 contro 90 e 5 astenuti - una proposta individuale di Fabio Regazzi (Centro/TI) che chiede di introdurre nella legge una nuova formulazione che consenta un'attuazione più flessibile dei principi che devono essere rispettati durante gli interventi sugli edifici che restano degni di protezione (rustici ticinesi, mazot vallesani e maiensässe grigionesi).

Regazzi propone infatti che le caratteristiche essenziali dell'aspetto esterno, della struttura edilizia basilare e dei dintorni "siano conservate", mentre nella versione della Camera dei cantoni e della commissione preparatoria ci si voleva attenere al diritto in vigore, ossia "che restino sostanzialmente immutate".

Ridotta portata di talune deroghe

Su altri punti il Nazionale ha ridotto la portata di talune deroghe decise dal Consiglio degli Stati. Durante l'esame di dettaglio, la destra non è riuscita a mantenere diverse eccezioni introdotte dalla Camera dei cantoni per autorizzare le costruzioni al di fuori delle zone edificabili. La sinistra e il PVL hanno sottolineato che talune di esse avrebbero rimesso in discussione il principio di stabilizzazione degli edifici esistenti nelle zone non edificabili.

Una proposta presentata dalla Commissione dell'ambiente, della pianificazione del territorio e dell'energia del Nazionale è stata in particolare bocciata. Con essa si preconizzava che gli edifici annessi utilizzati a scopo agricolo potessero essere trasformati in edifici abitativi se dispongono di equipaggiamenti sufficienti.

Beat Flach (PVL/AG) ha denunciato un privilegio che creerebbe isolati residenziali in aperta campagna. "Tale richiesta minaccerebbe tutto il progetto", gli ha fatto eco Delphine Klopfenstein Broggini (Verdi/GE). Alla fine il plenum ha dato loro ragione, respingendo la proposta della maggioranza commissionale con 101 voti contro 82 e 4 astenuti.

Premio alla demolizione

È pure previsto un premio alla demolizione, che dovrebbe incitare i proprietari a distruggere le costruzioni erette fuori dalle zone edificabili. Tale premio sarà finanziato dai Cantoni e dalla Confederazione.

Il Nazionale - con 100 voti a 93 - ha reso più severe le condizioni di concessione di questi premi. Essi saranno versati solo se non verrà realizzata alcuna costruzione sostitutiva, comprese quelle agricole. Inoltre tali premi dovrebbero essere versati soltanto per la demolizione di edifici eretti in conformità al diritto anteriore.

Il plenum ha pure introdotto nella revisione un termine di 30 anni entro il quale costruzioni illegali fuori dalle zone edificabili dovranno essere demolite. Al di là di questa durata, l'obbligo di ristabilire la situazione verrà prescritto.

"Revisione più che mai necessaria"

Nel dibattito di entrata in materia, che non era contestata, la relatrice commissione Christine Bulliard-Marbach (Centro/FR) ha dichiarato che una revisione legislativa in materia di pianificazione del territorio è oggi più che mai necessaria. Deve essere possibile proteggere il nostro paesaggio rispondendo alle esigenze moderne di una Svizzera da nove milioni di abitanti, ha aggiunto.

Attualmente il 19% di tutti gli edifici si trovano fuori dalle zone edificabili, ovvero circa 600'000. E tale numero è in costante crescita, ha ricordato Christophe Clivaz (Verdi/VS). Molto probabilmente l'iniziativa popolare sul paesaggio non sarà ritirata se la revisione che scaturisce dai dibattiti sarà troppo debole. "Contadini e paesaggio devono essere alleati in un approccio partecipativo dei cantoni", ha aggiunto Beat Flach.

Differenze cantonali

Susanne Vincenz-Stauffacher (PLR/SG) ha ammesso come sia necessario porre fine alla dispersione insediativa e alla perdita di terre coltivabili. Tuttavia non occorrono eccessive regolamentazioni a livello federale. La liberale-radicale sangallese ha detto di apprezzare un progetto che lascia ai Cantoni la competenza di pianificare le costruzioni e che punta su incitamenti.

"La Svizzera è cambiata molto dall'entrata in vigore della LPT nel 1980", ha ricordato Nicolo Paganini (Centro/SG). La flessibilità lasciata ai Cantoni è importante, poiché ad esempio Ginevra e Glarona non sono confrontate con le stesse sfide.

"Proteggiamo il nostro paesaggio, ma non dimentichiamo le persone", ha rilevato dal canto suo Michael Graber (UDC/VS). A suo avviso, manca una visione d'insieme degli edifici esistenti fuori dalle zone edificabili. Il democentrista vallesano si è detto molto sensibile alle restrizioni imposte al mondo agricolo.

Controprogetto all'iniziativa sul paesaggio

La revisione parziale della LPT funge da controprogetto indiretto all'iniziativa popolare "Contro la cementificazione del nostro paesaggio (Iniziativa paesaggio)". La LPT2 è la seconda tappa della riforma sulla pianificazione del territorio. La prima, entrata in vigore nel 2014, concerneva lo sviluppo all'interno delle aree edificate.

La revisione parziale della legge discussa oggi prevede di iscrivere nella Costituzione l'obiettivo di una stabilizzazione del numero di edifici nelle zone non edificabili.

Il dossier, come detto, ritorna ora agli Stati.