Prima di questo voto, contrariamente all'avviso della commissione preparatoria, il plenum è entrato nel merito del progetto per 27 voti a 13 e 3 astensioni.
Il 19 di settembre 2022, gli Stati avevano già respinto l'entrata in materia per 24 voti a 20. Il Consiglio nazionale, invece, il 12 dicembre scorso aveva approvato il progetto con 124 a favore e 49 contrari, tutti esponenti dell'UDC. A motivare il primo "niet" degli Stati e la raccomandazione negativa della commissione è il timore che una ratifica avrebbe avuto sul diritto del lavoro in Svizzera: si teme, infatti, che l'interpretazione della convenzione possa, in futuro, dare adito a richieste diverse e variate, rischiando di appesantire la legislazione elvetica in materia di lavoro.
Oggi in aula, il consigliere federale Guy Parmelin ha voluto rassicurare gli scettici: la legislazione svizzera rispetta in tutto e per tutto lo spirito della Convenzione. Una ratifica non impone nessun cambiamento alla nostra legislazione in materia di protezione dei lavoratori. Un eventuale modifica di questo testo negoziato a Ginevra - sede dell'OIL di cui la Svizzera è membro dal 1919, ha puntualizzato - ha spiegato il "ministro" dell'economia, non ci obbligherebbe ad adeguare automaticamente la nostra legislazione. Parmelin ha poi fatto notare che i partner sociali sono d'accordo con la ratifica.
L'esponente Udc in governo ha poi sostenuto che una mancata ratifica metterebbe la Svizzera in difficoltà, specie quando si tratterà di negoziare nuovi accordi di libero scambio. "Come potremmo chiedere ai nostri partner di rispettare i diritti umani o la sostenibilità se noi stessi abbiamo respinto la ratifica di questa convenzione?", si è chiesto il "ministro" vodese. "Sarebbe difficile spiegare questa particolarità elvetica ai nostri partner", ha aggiunto Parmelin, secondo cui un "no" andrebbe contro i nostri interessi.
Per Carlo Sommaruga (PS/GE), un altro rifiuto ad entrare nel merito, che porterebbe all'archiviazione pura e semplice del progetto, equivarrebbe a "tirarsi la zappa sui piedi". Sarebbe un duro colpo sia per l'immagine della Svizzera sia per la Ginevra internazionale che ospita l'OIL. Ben 32 paesi hanno finora ratificato la Convenzione, ha aggiunto Sommaruga, tra cui paesi a noi vicini, come l'Italia, la Germania, la Francia, il Belgio o la Gran Bretagna, "insomma tutti paesi che propugnano un'economia liberale". Secondo il "senatore" socialista, alla luce delle critiche alla Svizzera per la sua neutralità in questi tempi difficili, sarebbe più saggio evitare di gettare ulteriore benzina sul fuoco.
Gli appelli di Sommaruga e Parmelin hanno fine l'hanno spuntata nonostante lo scetticismo della destra. Prima del voto, Parmelin ha spiegato che un rinvio del dossier al Governo per ulteriori approfondimenti sarebbe sempre meglio che un rifiuto puro e semplice da parte del plenum. Un invito infine raccolto da una maggioranza dei "senatori", che avrà così il tempo necessario per riflettere sulle sue posizioni.