Con questa revisione, il governo intende regolamentare la pratica collaudata della gestione integrale dei rischi connessi ai pericoli naturali. Tale approccio consente di limitare le possibili piene con interventi di pianificazione e misure organizzative, biologiche e tecniche.
L'espansione degli insediamenti e il cambiamento climatico richiedono un ripensamento delle attuali disposizioni, anche perché la legge in materia risale ormai al 1991. Attualmente, occorre prevenire i rischi e non solo limitarli, ha affermato oggi in aula a nome della commissione Beat Rieder (Centro/VS).
"Nel nostro Paese sono numerose le situazioni di pericolo", ha detto dal canto suo Stefan Engler (Centro/GR), che, da buon grigionese, ha citato la frana di Bondo, ma anche altre località costantemente minacciate, come Schwanden, nel canton Glarona. "Il 25% della popolazione vive in regioni potenzialmente esposte", ha aggiunto.
I Cantoni dovranno coordinare le misure organizzative, biologiche, tecniche e di pianificazione. Saranno inoltre chiamati a realizzare nuovi studi, tra cui panoramiche dei rischi. I relativi costi saranno sostenuti dalla Confederazione, mentre finora erano interamente di competenza cantonale.
La sinistra avrebbe voluto spingersi più in là, specificando nella legge l'obiettivo di mantenere e ricostruire le funzioni naturali dei corsi d'acqua. "Ciò è primordiale per ottenere il migliore degli effetti protettivi per persone e beni materiali", ha dichiarato Céline Vara (Verdi/NE), ricordando anche l'importanza di tutelare gli abitanti di questi ecosistemi. Gli argomenti della "senatrice" neocastellana non hanno però convinto il plenum, che ha bocciato la proposta per 28 a 11.
Rispetto al disegno originale, gli Stati hanno tacitamente inserito qualche precisazione di secondo piano. L'oggetto torna quindi al Nazionale per l'analisi di tali modifiche.