(ats) I parlamentari non dovranno essere più trasparenti in merito alle loro attività accessorie. Il Consiglio degli Stati ha bocciato oggi - con 22 voti a 18 - una iniziativa parlamentare dell'ex "senatrice" Lisa Mazzone (Verdi/GE) che chiedeva ai deputati di dichiarare in modo più preciso i redditi che percepiscono.

Oggi i parlamentari devono annunciare le loro attività accessorie e indicare se queste sono remunerate. La ginevrina proponeva di completare questa disposizione in modo da divulgare l'ordine di grandezza del reddito e la data di inizio dell'attività in questione. L'attività lavorativa principale non era soggetta all'obbligo di dichiarazione.

Tale trasparenza consentirebbe al pubblico di essere meglio informato sulle attività dei parlamentari e aumenterebbe il livello di fiducia nel Parlamento, ha sostenuto Mathias Zopfi (Verdi/GL). La trasparenza consentirebbe anche di porre fine alle speculazioni sull'importo potenzialmente elevato di determinate retribuzioni, ha aggiunto. Per Heidi Z'Graggen (Centro/UR) si tratta di "garantire che le nostre decisioni sono prese in modo indipendente".

Per la maggioranza della camera, tuttavia, il Parlamento ha già fatto molto in termini di trasparenza, come sottolineato da Benjamin Mühlemann (PLR/GL). Il relatore commissionale Daniel Jositsch (PS/ZH) ha definito la proposta non appropriata, dato che il mandato parlamentare non viene esercitato a tempo pieno. La Svizzera funziona con un parlamento di milizie, ha ricordato.