La ricarica al domicilio - ha sostenuto il bernese, peraltro presidente di Swiss E-Mobility, l'organizzazione mantello della mobilità elettrica - è fondamentale per il passaggio alla mobilità elettrica. Passaggio che ormai è ineluttabile: la maggior parte delle case automobilistiche ha già deciso di abbandonare gradualmente lo sviluppo e la produzione di motori a combustione, ha detto Grossen.
Il problema è che gli svizzeri sono un popolo di inquilini: circa quattro persone su cinque vivono in affitto o in condominio, ha ricordato il bernese. In molti casi i proprietari non vogliono mettere a disposizione l'infrastruttura di ricarica e si è quindi praticamente obbligati, quando si cambia veicolo, ad acquistare nuovamente una automobile a combustione.
Illustrando il suo atto parlamentare, Grossen ha spiegato come questi volutamente non precisa come il problema debba essere risolto. Se la mozione venisse accettata, Consiglio federale e il Parlamento avrebbero così un margine di manovra per adottare una soluzione che vada a vantaggio sia dei proprietari che dei locatari.
Nel suo intervento, il consigliere federale Guy Parmelin non ha negato che l'elettromobilità avrà un ruolo chiave nella transizione energetica, e che questo dipenderà soprattutto dalla disponibilità di ricaricare il veicolo al domicilio. Secondo la Costituzione federale, tuttavia, tale compito è di competenza cantonale, ha sostenuto.
Un eventuale obbligo, ha proseguito il ministro dell'economia, potrebbe inoltre violare gli articoli 26 e 27 della Costituzione, che trattano della garanzia della proprietà e della libertà economica. Per questi motivi, ha precisato Parmelin, il Consiglio federale preferisce puntare sugli incentivi per raggiungere lo scopo.
Al voto, come accennato, il plenum non l'ha seguito ed ha approvato la mozione, con 110 voti contro 82 e 2 astenuti. L'atto parlamentare passa ora al vaglio del Consiglio degli Stati.