Per considerazioni di politica culturale, la maggioranza della Commissione ha dato seguito a un'iniziativa parlamentare per la regolamentazione dei prezzi dei libri. Per contro, la Commissione propone a strettissima maggioranza di togliere di ruolo un'iniziativa parlamentare per il disciplinamento del lavoro su chiamata. La maggioranza ritiene che un simile disciplinamento potrebbe ripercuotersi negativamente sui lavoratori interessati. 

Il 22 marzo 2002 la consigliera nazionale Rosmarie Dormann ha presentato un'iniziativa parlamentare (02.417) per chiedere che illavoro su chiamata sia disciplinato per legge al fine di migliorare la protezione dei lavoratori interessati. Secondo il testo dell'iniziativa, occorre in particolare disciplinare per legge la rimunerazione del tempo durante il quale il lavoratore deve tenersi a disposizione per un'eventuale chiamata. Occorre inoltre prevedere che gli impieghi siano annunciati tempestivamente e che, di principio, sia garantito un numero minimo di ore di lavoro. Il 23 settembre 2003, con 87 voti contro 76, il Consiglio nazionale ha dato seguito all'iniziativa. Incaricata dal suo Consiglio di elaborare un progetto di legge, il 26 gennaio 2004 la Commissione dell'economia e dei tributi (CET-N) ha deciso di costituire una sottocommissione. Presieduta dalla consigliera nazionale Leutenegger Oberholzer, in occasione della seduta odierna ha presentato alla Commissione un progetto di legge. A stretta maggioranza (13 voti contro 12), la Commissione ha deciso di non sottoporre alcun progetto al Consiglio, proponendo quindi di togliere di ruolo l'iniziativa.

Secondo la maggioranza, pur se a volte il lavoro su chiamata può condurre ad abusi è, però, una forma di lavoro di cui hanno assolutamente bisogno le imprese operanti in settori (ad es. quello alberghiero) caratterizzati da marcate fluttuazioni della domanda. La maggioranza rileva inoltre che il lavoro su chiamata presenta vantaggi anche per i lavoratori: oltre tre quarti dei lavoratori su chiamata entrano entro un anno nel normale mercato del lavoro, vale a dire che esercitano un'attività nella quale sono garantiti orari di lavoro fissi. Il lavoro su chiamata, che spesso concerne persone poco qualificate, svolge così un ruolo assai importante nel passaggio verso un rapporto di lavoro regolare. Un disciplinamento del lavoro su chiamata potrebbe spingere le imprese a non offrire più simili posti, per cui l'intento di proteggere meglio i lavoratori potrebbe finalmente risultare controproducente.

La minoranza della Commissione propone di non togliere di ruolo l'iniziativa, mantenendo il mandato della Commissione di presentare un progetto di legge. Essa ritiene indispensabile fissare per legge standard minimi per il lavoro su chiamata, al fine di proteggere i lavoratori interessati. Il lavoro su chiamata significa far ricadere su di loro il rischio aziendale, spesso con una conseguente inaccettabile precarietà economica. Ciò sarebbe tanto più problematico in quanto i salari delle persone interessate sono spesso molto bassi. Secondo la minoranza, è indispensabile fissare nella legge il principio della rimunerazione per il servizio di picchetto e la corrispettiva aliquota di salario. Essa rammenta che durante il tempo di disponibilità il lavoratore deve costantemente tenersi a disposizione per un eventuale impiego e che quindi non può esercitare alcun'altra attività lavorativa, senza che per altro gli sia garantito un periodo d'impiego minimo.

La Commissione ha anche esaminato un'iniziativa parlamentare (04.430) del consigliere nazionale Philippe Maitre che chiede di creare le basi legali per una regolamentazione dei prezzi dei libri. Secondo l'autore dell'iniziativa, la limitazione della concorrenza mediante un'imposizione dei prezzi si giustifica in quanto il libro, ben più di un oggetto di consumo, è un importante vettore della nostra cultura e della nostra identità. Vi è da temere che senza prezzo unico spariranno i piccoli editori e le piccole librerie che garantiscono le creazioni indipendenti, così come già avviene sul mercato del libro della Svizzera romanda, con la perdita che questo significa per la ricchezza culturale del nostro Paese. Occorre rilevare che la questione della regolamentazione dei prezzi è attualmente in sospeso presso la Commissione della concorrenza (Comco). In seguito a un ricorso presentato al Tribunale federale dall'associazione di categoria, essa deve riesaminare la propria decisione di dichiarare illeciti gli accordi sui prezzi esistenti sul mercato del libro svizzero-tedesco. Se la Comco dovesse confermare la sua prima decisione, gli ambienti interessati potranno rivolgersi al Consiglio federale, che in virtù dell'articolo 8 della legge sui cartelli può eccezionalmente autorizzare accordi sui prezzi per motivi preponderanti di interesse pubblico.

Con 16 voti contro 6 e 2 astensioni, la CET-N propone di dare seguito all'iniziativa. Secondo la maggioranza, occorre dare maggior peso alle considerazioni di politica culturale dell'autore dell'iniziativa rispetto a quelle di politica della concorrenza. La maggioranza rileva inoltre che, nel quadro del diritto vigente, il Consiglio federale ha già la possibilità di trovare una soluzione, per cui attualmente la modifica legislativa auspicata dall'iniziativa è inutile. Per la minoranza, una regolamentazione dei prezzi dei libri sarebbe viceversa incoerente nella politica perseguita in materia di concorrenza. A suo avviso non si capisce perché il settore del libro dovrebbe venire privilegiato, mentre nel contempo la nuova legge sui cartelli ha rafforzato la concorrenza a vari livelli, in parte addirittura a detrimento delle PMI.

Per finire la Commissione ha trattato l'iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Leutenegger Oberholzer (03.458) che chiede di abolire l'imposizione secondo il dispendio. Questa forma d'imposizione, concessa alle persone fisiche che, per la prima volta o dopo un'assenza di almeno dieci anni, acquisiscono domicilio in Svizzera senza esercitarvi attività lucrativa, si basa sull'importo del costo della vita annuo del contribuente e non sul suo reddito e sulla sua sostanza. Con 14 voti contro 8, la CET-N propone di non dare seguito all'iniziativa. La maggioranza reputa questa forma d'imposizione giustificata da un lato soprattutto per ragioni pratiche: poiché il reddito e la sostanza di tali contribuenti si trovano per la maggior parte fuori dalla Svizzera, l'autorità fiscale non è, in effetti, in grado di determinarli e verificarli e deve perciò utilizzare questo metodo d'imposizione. Dall'altro, l'imposizione secondo il dispendio è altresì un elemento importante di una politica fiscale attraente. Per la minoranza, l'imposizione secondo il dispendio contraddice il principio dell'equità fiscale, poiché infrange il principio dell'imposizione secondo la forza contributiva.

La Commissione si è riunita a Berna il 13 settembre 2004 sotto la direzione di Fulvio Pelli (PLR/TI) e in parte alla presenza del consigliere federale Merz.

Berna, 14.09.2004    Servizi del Parlamento