​Tagliare l'aiuto sociale a tutti i richiedenti l'asilo è fuori discussione: la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati non intende allinearsi al Nazio0nale su questo aspetto e propone al plenum un compromesso.

I richiedenti l'asilo che si comportano correttamente devono continuare a beneficiare dell'aiuto sociale. Al contrario coloro che hanno commesso reati, imbrogliato nelle procedure o nelle informazione fornite alle autorità sarebbero penalizzate con una riduzione o soppressione dei mezzi a loro attribuiti, ha detto questa sera davanti ai media Robert Cramer (Verdi/GE).

Questa possibilità esiste già attualmente nella legge, ma in una formulazione non vincolante, ha precisato il presidente della commissione preparatoria. In futuro la sanzione pecuniaria dovrebbe essere obbligatoria per tutti coloro che hanno infranto la legge o le procedure.

Questa proposta, largamente sostenuta in commissione, permette di tener conto degli appelli di cantoni, comuni e di tutti coloro che lavoro nel settore dell'asilo, ha detto Cramer. Ma risponde anche alle preoccupazioni della popolazione suscitate dalla decisione del consiglio Nazionale di tagliare semplicemente l'aiuto sociale.

In sintesi la commissione ha voluto sottolineare che l'aiuto sociale non è un regalo ai richiedenti l'asilo; ha voluto anche fare la distinzione tra criminali e persone oneste, secondo il presidente.

D'altra parte le prestazioni d'aiuto sociale agli asilanti sono in media il 30% inferiori a quelle percepite dagli altri residenti in Svizzera che beneficiano dell'assistenza sociale, ha precisato l'ecologista. Tale disparità deve rimanere.

Per il resto, l'obiettivo principale è quello di accelerare le procedure ha affermato Cramer. La commissione si è così allineata alle proposte del Nazionale e raccomanda al plenum, che si pronuncerà l'11 settembre, di negare l'asilo ai richiedenti che invocano una diserzione o un rifiuto dell'obbligo di servire.

L'asilo a un nucleo famigliare dovrebbe essere limitato. Prevalentemente un rifugiato riconosciuto potrebbe continuare a ottenere questo statuto solo per il congiunto e i figli minorenni. Gli altri parenti prossimi dovrebbero provarne la necessità.

La maggioranza ha anche sostenuto l'idea di portare a sette anni, invece di cinque, il termine imposto alle persone ammesse provvisoriamente per richiedere un permesso di soggiorno. Ha invece respinto l'estensione del periodo - da tre a cinque anni - per chiedere il ricongiungimento famigliare. Secondo Cramer, l'arrivo a distanza di breve tempo del congiunto e dei figli minorenni facilita l'integrazione.

ATS, 27.08.2012