Sessione

Il Consiglio nazionale ha tenuto oggi un dibattito d'attualità sulla situazione economica in Svizzera, esaminando questioni come il franco forte, la competitività e la crescita della disoccupazione, senza tuttavia prendere nessuna decisione concreta. Al termine delle discussioni il plenum ha respinto due mozioni, presentate rispettivamente da PLR e UDC, che chiedevano l'introduzione di un'aliquota unica dell'IVA e un freno alla crescita delle uscite per il bilancio.Il Consiglio federale ammette che l'abbandono del tasso di cambio minimo franco-euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) sta mettendo sotto pressione l'economia del Paese, eppure non fa niente, ha criticato in apertura Corrado Pardini (PS/BE). Questa passività è inaccettabile, ha aggiunto Louis Schelbert (Verdi/LU), sottolineando come i posti di lavoro siano aumentati, ma i disoccupati non ne traggano vantaggi.Non è vero che non facciamo niente, ha replicato il ministro dell'economia Johann Schneider-Ammann, "ma sta a voi decidere". In uno studio la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) è giunta alla conclusione che le piccole e medie imprese devono essere sgravate, ha ricordato, ma avete respinto una proposta in questo senso. Quanto al tasso di cambio, "non può essere modificato". "Se vogliamo che la BNS operi in modo indipendente, questa deve godere della fiducia della politica", ha puntualizzato."La delocalizzazione delle imprese è in atto", ha da parte sua rilevato Dominique de Buman, facendo eco allo schieramento rosso-verde, secondo cui in Svizzera stiamo assistendo a una deindustrializzazione.Per Schneider-Ammann il problema esiste e molte aziende hanno dovuto adeguare le proprie strutture, "ma ci sono anche industrie che hanno deciso di investire in Svizzera". Naturalmente la recente acquisizione del gigante elvetico dell'agrochimica Syngenta da parte di ChemChina è un caso contrario, ma secondo il ministro non è ancora un segnale di catastrofe.Per consentire alle imprese di continuare a operare in Svizzera, il PLR proponeva tramite una mozione di introdurre un tasso unico IVA, situato tra il 6% e il 6,5%. Secondo il partito, l'attuale sistema a tre tassi e numerose eccezioni è macchinoso e costoso. Bisogna sgravare le imprese per farle restare, ha spiegato Petra Gössi (PLR/SZ).Il progetto genererebbe mancati introiti massicci, ha però fatto notare il consigliere federale Ueli Maurer, precisando che per evitarli si dovrebbe avere un'aliquota del 7%, ben più di quanto chiesto nella mozione. Il plenum ha quindi bocciato la proposta, con 134 voti a 49.Nulla da fare neanche per una mozione dell'UDC, che chiedeva di incaricare il Consiglio federale di presentare, in analogia all'esistente freno all'indebitamento, le basi legali per un freno alla crescita delle uscite indipendente dalle entrate e orientato principalmente alla crescita economica. L'aumento delle spese della Confederazione, ha spiegato Thomas Matter (UDC/ZH), non deve superare quella del PIL.Comprendiamo la proposta, ha affermato Maurer, ma la mozione considera tutte le uscite, condizionandole al PIL, e riduce dunque il margine di manovra. Dall'introduzione del freno all'indebitamento nel 2003, la crescita media delle uscite è inoltre inferiore a quella congiunturale, ha rilevato il ministro. La Camera ha finito per affossare la mozione con 115 voti a 69.