Soltanto 4 delle 544 aziende attive nel settore delle materie prime dovrebbero infatti svelare i versamenti di denaro effettuati ai governi.
Tra le disposizioni che vengono discusse nel quadro della revisione legislativa figura l'obbligatorietà per le imprese del settore che hanno sede in Svizzera di rivelare il flusso di denaro. La norma prevede che le aziende di rilievo pubblichino le transazioni con enti pubblici a partire dai 120 mila franchi, scrivono le due organizzazioni non governative.
A loro parere la proposta verrà trattata la prossima settimana dalla Commissione degli affari giuridici del Consiglio Nazionale. La revisione della legge si rivela inadatta, benché il Consiglio federale riconosca la grande responsabilità che hanno i "giganti" nel settore delle materie prime.
Il testo previsto dal governo riguarda tuttavia soltanto le società specializzate nell'estrazione delle materie prime e sono escluse quelle attive nel commercio, spiegano Public Eye (ex Dichiarazione di Berna) e Swissaid. Stando ai loro dati, l'85% delle 544 aziende del settore in Svizzera operano proprio nel commercio e tra le rimanenti soltanto quattro ricadrebbero nella nuova legislazione. Le altre risultano o di taglia troppo piccola o sono già tenute a rispettare le regole in materia di trasparenza vigenti in altri Paesi, come è il caso di Glencore, Vitol, Gunvor, Trafigura o Mercuria, precisano le due organizzazioni.
Public Eye e Swissaid notano tuttavia che certe disposizioni legali, come quelle dell'Unione Europea, concernono l'attività estrattiva e non la loro pur rilevante attività commerciale.
Qualora il progetto del Consiglio federale dovesse venir approvato così com'è, esso permetterebbe certamente di colmare una enorme lacuna dal profilo legale, impedendo che certe società vengano a stabilirsi in Svizzera soltanto con l'intento di sfuggire alla legislazione dell'UE, ma la revisione non è di alcuna utilità per la lotta alla corruzione.
L'associazione federativa del settore delle materia prime - Swiss Trading and Shipping Association (STSA) - appoggia il testo governativo. Tuttavia, secondo Public Eye, la maggior parte dei suoi 190 membri, di cui non fanno parte i cosiddetti "pesi massimi" del settore, come lo zughese Glencore, verrebbero sottoposti alla legge soltanto se quest'ultima includesse le attività commerciali.
La Stsa da parte sua sarebbe pronta ad appoggiare la proposta di estendere alle società commerciali la revisione dell'articolo 964a del Codice delle obbligazioni, qualora anche altre piazze commerciali (Londra, Chicago e Singapore) adottassero identiche disposizioni, ha affermato all'ats Nina Eggert, della STSA.
Esempio di Glencore nel Ciad
Per illustrare i rischi legati alla mancanza di trasparenza nel settore del commercio di materie prime, Swissaid svela un sistema di transazioni "opache" che riguardano Glencore nel Paese africano del Ciad dove dal 2013 è cliente esclusivo dell'azienda pubblica Società degli Idrocarburi (SHT).
"la Sht è una scatola nera", scrive l'organizzazione umanitaria in un suo rapporto. Violando le leggi del Ciad, Glencore non pubblica né bilanci annuali né risultati finanziari. Non deve sottostare ad alcuna "audit" esterno e si ritrova regolarmente implicata in episodi corruttivi, con malversazioni e transazioni dubbie stando sempre a Swissaid.
Dal 2003 l'estrazione di petrolio ha fruttato 13 miliardi di dollari (12,46 miliardi di franchi), pari a quasi i due terzi (65%) del reddito del Paese. Basandosi sulla propria analisi, Swissaid contesta a Glencore una mancanza di trasparenza relativa a un credito di parecchi miliardi di franchi accordato alla SHT.
Controllata dal clan del presidente ciadiano Idriss Déby, la SHT è sospettata di sottrazione di fondi e, a causa di ciò, la popolazione non ha beneficiato della manna petrolifera. La mancanza di trasparenza suscita inoltre interrogativi, secondo Swissaid, tanto più che il Ciad è membro dell'iniziativa "Extractive Industries Transparency Initiative" (EITI). Quest'ultima esige la pubblicazione del flusso di denaro tra governi e società operanti nel campo delle materie prime. Ebbene - denuncia l'organizzazione umanitaria - Glencore non collabora in modo soddisfacente con EITI.
L'analisi evidenzia pure che una parte dei crediti concessi da Glencore alla SHT sono stati sottratti dal governo al Parlamento ciadiano, allo scopo di condurre un'offensiva militare nel Mali.
Raggiunta dall'ats, la multinazionale di Zugo ha sottolineato l'importanza che essa assegna alla trasparenza, in modo che il denaro ricavato dal petrolio vada a beneficio della popolazione. Il portavoce di Glencore, Charles Watenpuhl, ha tra l'altro detto di non essere al corrente che dei fondi siano stati utilizzati per condurre una campagna militare e che l'azienda ha sempre agito in conformità con la legislazione.