L’Accordo, volto a offrire agli investitori svizzeri e tunisini standard moderni di protezione, ha dato luogo a una discussione approfondita. Con 5 voti contro 3 e 1 astensione, la Commissione ha respinto una proposta di rinviare l’oggetto al Consiglio federale con l’incarico di integrare nell’Accordo diversi principi relativi segnatamente alla protezione dei lavoratori e dell’ambiente, al rafforzamento della trasparenza o alle esigenze in materia di responsabilità sociale delle imprese. La maggioranza della CPE-S considera che una rapida conclusione dell’Accordo permetterebbe di contribuire a consolidare le strutture economiche e sociali in Tunisia, ma anche di rispondere alle esigenze degli investitori svizzeri, il cui volume di investimenti in Tunisia è in costante aumento. La minoranza, dal canto suo, ritiene che l’Accordo debba prevedere disposizioni in materia di responsabilità delle imprese o di protezione dell’ambiente e dei lavoratori; essa è peraltro del parere che non vi sia alcuna urgenza di concludere l’Accordo in quanto lo stesso è destinato a sostituire quello del 1961, che resta comunque in vigore. Alla fine la Commissione ha approvato l’Accordo con 5 voti contro 3 e 1 astensione.
Tenuto conto della crescente importanza degli accordi di promozione e di protezione degli investimenti, la CPE-S ha pure chiesto all’unanimità al Consiglio federale, come già la commissione omologa del Consiglio nazionale, che i mandati di negoziazione concernenti tali accordi le vengano sottoposti per consultazione, conformemente alla legge sul Parlamento.
Rapporto sulla politica estera 2012 (13.009 sn)
La Commissione ha pure esaminato, prendendone atto, il rapporto del Consiglio federale sulla politica estera: essa ritiene che il rapporto offra una buona panoramica delle principali attività svolte in questo ambito nel corso del 2012. Le sfide da raccogliere in materia di politica europea e le relazioni della Svizzera con i Paesi vicini, il cui miglioramento il Consiglio federale ha posto fra le sue priorità, sono state al centro delle discussioni. La Commissione si è peraltro detta soddisfatta dell’apertura di un’ambasciata integrata nel Myanmar e ha lodato l’eccellente lavoro svolto dalle rappresentanze svizzere in generale. Infine, la Commissione ha colto l’occasione per informarsi sugli ultimi sviluppi in Siria e Mali e sugli sforzi profusi dalla Svizzera in questi Paesi.
Convenzione tra la Svizzera e la Francia per evitare le doppie imposizioni sulle successioni
La Commissione si è inoltre chinata sui negoziati condotti da Svizzera e Francia in vista di una convenzione destinata a evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sulle successioni. Essa si è particolarmente interessata alle conseguenze finanziarie che una simile convenzione potrebbe avere per i Cantoni, alla definizione dei patrimoni interessati dalla convenzione in Svizzera e alla questione della reciprocità. Visti i punti ancora da chiarire e lo scetticismo suscitato da tale convenzione, segnatamente in seno alla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle finanze (CDF) – le cui critiche sono state riportate dalla stampa a più riprese –, la CPE-S ha deciso di riesaminare il fascicolo alla prossima riunione e di continuare a seguirlo da vicino.
Petizioni contro la chiusura del consolato generale svizzero a Chicago
La Commissione ha infine deciso all’unanimità di differire la trattazione delle petizioni 12.2066 (Martin Lagler; Swiss Club of Chicago) e 13.2006 (Minnesota Swiss Community) contro la chiusura del consolato generale di Chicago. Essa intende infatti aspettare la decisione del Consiglio nazionale in merito alla mozione 13.3007 della CPE-N, che incarica il Consiglio federale di adottare misure per mantenere il consolato generale nella sua forma attuale.
Berna, 26 febbraio 2013 Servizi del Parlamento