Il presidente della CPE-S Dick Marty (PLR/TI) ha dapprima incontrato il presidente della Commissione affari esteri del Senato italiano Lamberto Dini con i quale ha avuto un ampio scambio di vedute sulle relazioni tra i due paesi e sulla situazione internazionale attuale; con la delegazione vi è poi stata una fruttosa seduta di lavoro con il prefetto Mario Morcone, Capo Dipartimento per le libertà civili e l’Immigrazione. Morcone ha illustrato la storia e i problemi dell’immigrazione in Italia e mostrato come oggi motivi umanitari, politici ed economici sono spesso inscindibili nello spiegare questo fenomeno. Inoltre, dalle grandi emergenze umanitarie si è passato ad un flusso migratorio costante. La politica dell’immigrazione, con gli aspetti legati all’integrazione, è italiana, quella legata all’asilo invece, ha ormai una valenza europea.
Gestire l’immigrazione
I punti che caratterizzano la politica dell’immigrazione italiana sono quattro, ha indicato il prefetto: l’immigrazione va gestita e non impedita, la clandestinità va combattuta anche con una politica dell’immigrazione regolare e con la lotta al lavoro nero, il diritto d’asilo va ribadito e, infine, il ruolo di Frontex, che regola la collaborazione operativa degli Stati membri di Schengen per il controllo delle frontiere esterne, è molto importante.
La CPE-S ha fatto notare che questi quattro elementi sono presenti anche in Svizzera: l’immigrazione, necessaria, deve essere gestita per garantire il flusso regolare di manodopera e il rinnovamento della popolazione, visto che la demografia è la grande sfida dell’Europa che sta invecchiando. La Svizzera partecipa inoltre a Frontex con un contributo annuo di circa 2,5 milioni di franchi. Il problema dell’immigrazione illegale non può essere lasciato ad un solo Stato. Anche se la Svizzera non è membro dell’UE, essa non è estranea al problema, riconosce la Commissione. L’Italia, ricorda Morcone, rimette in discussione il trattato di Dublino e chiede una migliore ripartizione degli oneri.
Visita dei Centri per rifugiati
La delegazione Svizzera ha visitato dapprima il Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) Ponte Galeria a Fiumicino, il più grande d’Italia con una capacità di 364 posti e gestito dalla Croce Rossa. Si tratta di una struttura destinata al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all’espulsione. Le persone possono restarvi al massimo sei mesi, poi sono espulse in modo coatto dal Paese, o, se non si è riusciti a stabilire il Paese di provenienza, sono liberate ed invitate a lasciare l’Italia entro cinque giorni. Dal lato umano, la visita ha molto toccato i senatori, che hanno potuto discutere con gli ospiti e scambiare opinioni con gli operatori sanitari.
La delegazione della CPE-S ha poi potuto visitare anche il Centro di accoglienza per richiedenti l’asilo (CARA) a Caltanissetta. Qui le persone attendono una decisione riguardo al loro statuto di rifugiato. Gli ospiti del centro hanno accolto con molto interesse e tanta simpatia la delegazione ed hanno raccontato i loro drammi e le loro speranze. Il Centro è gestito dall’associazione Albatros e accoglie, con un’integrazione piuttosto ben riuscita, persone di origini diverse.
In Sicilia è stato anche affrontato il tema dell’arrivo dei rifugiati sui “barconi”. Si tratta di un fenomeno marginale per quanto concerne i numeri dell’immigrazione clandestina: la maggioranza delle persone in situazione irregolare è,infatti, giunta in Italia in modo regolare, con un visto di entrata turistico. Dal punto di vista umano è, però, molto difficile da accettare. La sera della permanenza in Sicilia della delegazione Svizzera, ha raccontato il prefetto Vincendo Petrucci che ha accolto la delegazione a Caltanissetta, un barcone è arrivato a riva a Gela, con molti minorenni a bordo e due morti. Gli interlocutori italiani sono concordi nel dichiarare che il numero di persone giunte illegalmente via mare sono sensibilmente diminuite a seguito dell’accordo che l’Italia ha concluso con la Libia. C’è tuttavia chi ha espresso dubbi sulle condizioni di respingimento in mare e sulla situazione delle persone respinte in Libia.
I responsabili delle due strutture visitate sono stati molto schietti ed hanno chiaramente inteso gli obiettivi della visita della delegazione Svizzera : informarsi e conoscere, e non controllare. La visita è stata vissuta come un vero scambio. Sono stati affrontati anche temi più scottanti come quello dei rimpatri verso la Libia, con i loro risvolti umani, o degli psicofarmaci impiegati o meno nei centri.
Dialogo continuo necessario
Durante la sua permanenza a Roma, la delegazione Svizzera ha incontrato la Commissione degli affari esteri e quella delle istituzioni del Senato. Le discussioni sono certo state incentrate sul problema delle migrazioni e dell’asilo, risvolti più politici hanno però rivelato l’interesse, da parte italiana, di approfondire temi legati alla nostra democrazia diretta (referendum) e al nostro sistema federale (federalismo fiscale).
La CPE-S è intervenuta anche alla commemorazione dei 100 anni della CCIS. Si è parlato di relazioni tra Italia e Svizzera e il presidente Marty ha potuto ribadire la necessità del rispetto delle diversità, come pure spiegare ad esempio che il sistema contagocce sul San Gottardo non è meramente egoistico, ma è una scelta del popolo svizzero, fatta per difendere un bene comune, le Alpi, che costituisce un valore naturalistico la cui importanza va ben oltre le frontiere. Il presidente della delegazione si è pure fatto portavoce delle preoccupazioni ticinesi in materia di reciprocità nell’ambito della messa in opera della libera circolazione. Un dialogo continuo tra i due paesi per capirsi meglio è quindi necessario e la CPE-S con la sua visita in Italia guidata da un presidente italofono, tra l’altro più volte felicitato per la sua padronanza dell’italiano (!), è un anello della catena.
Ammirazione e rispetto per chi paga con la vita
Il presidente della delegazione elvetica è intervenuto anche alla commemorazione del terzo anniversario dell’assassinio della giornalista russa Anna Politkvoskaja. Durante un incontro organizzato dal presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani Pietro Mercenaro, Marty, intervenuto anche nella sua qualità di relatore del Consiglio d’Europa sulla situazione dei diritti umani nel Caucaso del Nord, ha messo in evidenza il clima di diffusa violenza che regna nella regione, conseguenza di un clima generalizzato di impunità che dura da anni. Ha espresso rispetto e solidarietà per i difensori dei diritti umani che, impegnandosi per la ricerca della verità e la difesa dei più deboli, rischiano quotidianamente la loro vita. Alla manifestazione sono pure intervenuti, tra gli altri, l’ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, Giuliano Ferrara e la responsabile dell’ufficio di Mosca di Human Rights Watch.
La delegazione della CPE-S era composta di Dick Marty (PLR/TI, presidente), Felix Gutzwiller (PLR/ZH), Maximilian Reimann (UDC/AG), Anne Seydoux-Christe (PPD/JU), Simonetta Sommaruga (PS/BE) e Filippo Lombardi (PPD/TI, presidente della Delegazione per le relazioni con il parlamento italiano).
Berna, 12 ottobre 2009 Servizi del Parlamento