Onorevole signor Sindaco,
egregio Direttore del Piccolo Teatro,
egregio signor Ambasciatore,
egregio Direttore del Centro svizzero,
egregio signor Console,
care colleghe e cari colleghi,
gentili signore, egregi signori,
l’odierna giornata è carica di valori simbolici. Per la prima volta nella storia svizzera (e, chissà, forse anche nella storia europea) il Parlamento federale esce dalle frontiere nazionali. La frontiera sembra dunque non più costituire una rigida delimitazione tra due Stati. Il fatto che addirittura un parlamento (o almeno una gran parte di esso) oltrepassa la linea di confine potrebbe voler significare che il ruolo di quest’ultima non è più di dividere bensì di unire. Avvicinare due nazioni attigue, due popoli, equivale a scoprire quanto accomuna e contemporaneamente a conoscere e condividere le diversità.
Il valore simbolico di una simile visita all’estero assume una connotazione particolare, quando, come nel nostro caso, il parlamento si reca in un Paese la cui cultura è parte integrante della propria. La cultura italiana è infatti anche nostra. Ci siamo arricchiti del vostro idioma che è pure nostra lingua nazionale. Di conseguenza, Dante, Petrarca e Leopardi, per fare solo alcuni esempi illustri, appartengono alla nostra identità culturale. Non dimentichiamo che la Svizzera italiana, per certi aspetti, si sente più vicina a voi che non alla Svizzera d’oltralpe.
La nostra storia è strettamente legata al Norditalia e questo legame ha lasciato segni tangibili un po‘ in tutta la Svizzera, in particolare a sud delle Alpi. Già a partire dal sesto secolo, esponenti di importanti famiglie longobarde hanno esercitato un notevole influsso sui destini politici ed ecclesiastici della nostra regione. Più avanti, dopo lunghe lotte, nel 1335 Milano ottiene la definitiva vittoria contro la città di Como, e conquista gradatamente le più importanti località ticinesi. I Visconti e gli Sforza hanno lasciato importanti tracce della loro presenza nel nostro Cantone.
Dopo l’apertura della via di transito del Gottardo, anche gli urani si interesseranno al territorio ticinese e nel 1478 ottengono, a Giornico, il primo lembo di terra al sud delle Alpi. Però solo nel 1803,con l’atto di mediazione, il Ticino diventerà definitivamente Cantone della Confederazione elvetica, dopo secoli di baliaggio e di conflitti religiosi.
La peculiarità del Ticino quale zona di transito ha creato non poche tensioni nel corso della storia.
Anche oggi l’asse del San Gottardo continua a svolgere un ruolo decisivo per gli scambi tra il nord e il sud. Con la costruzione del tracciato ferroviario di Alptransit, che speriamo possa aver un collegamento anche con il Norditalia, e con la firma degli accordi bilaterali, in particolare quello sulla libera circolazione delle persone, la Svizzera conferma la sua volontà di apertura e di cambiamento.
La situazione particolare della Svizzera italiana quale regione transfrontaliera permette di creare numerose sinergie con l‘Italia. Gli interessi del Ticino e di tutto il nostro Paese non si fermano infatti a Chiasso, ma continuano verso sud. In una realtà sempre più globalizzata, è quindi importante sfruttare queste opportunità di scambio che la vicinanza ci offre. In quest’ambito, il progetto "Regio insubria" rappresenta un ottimo esempio di collaborazione tra regioni limitrofe.
Il mio desiderio è quello di continuare in questo senso, mantenendo e rafforzando i buoni contatti tra i nostri Paesi. Del resto, la vostra odierna ospitalità e disponibilità non fa che rinsaldare un legame già solido e offre a tutti un’ottima opportunità per una migliore conoscenza reciproca.
Da ultimo mi permetto di rilevare che persino l‘ubicazione provvisoria di Palazzo federale ha una portata simbolica nel contesto dei rapporti passati e presenti tra i nostri Stati. Come certamente tutti ben sapete, il Parlamento svizzero attualmente si è trasferito per tre settimane nella Svizzera italiana. Uno dei palazzi adibiti ad amministrazione provvisoria è Villa Ciani. Questo splendido edificio, costruito circa centocinquant’anni or sono dall’architetto milanese Clericetti, ha tra l’altro servito da rifugio e da luogo di incontro per gli esuli italiani durante il Risorgimento. Oggi ospita anche il Governo federale. Dobbiamo pertanto ringraziare pure voi, cari amici italiani, se per il nostro Palazzo federale si è trovata una sistemazione provvisoria tanto pregiata.
Ma un grazie molto più concreto e sentito desidero rivolgervelo a nome di tutto il Parlamento elvetico per la cordiale ospitalità che ci avete riservato qui nella vostra magnifica Milano. La nostra speranza è che questa giornata tanto simbolica possa rafforzare ulteriormente il legame tra i nostri Paesi, affinché la frontiera possa realmente rappresentare un anello di congiunzione tra due realtà contingenti.