Per molte aziende e settori colpiti dalla pandemia si prospettano tempi più lunghi per la ripresa delle attività produttive, ha spiegato a nome della commissione Peter Hegglin (Centro/ZG). La possibilità di compensare le perdite in tempi più lunghi può aiutare le società nella ripresa delle attività, qualora conseguano nuovamente degli utili.
L'atto parlamentare, oltretutto, armonizza il termine con quello per la restituzione dei crediti Covid garantiti da fideiussioni. Vi sono infatti anche molte aziende in una situazione economica difficile che non hanno sollecitato crediti Covid; l'estensione del termine per riportare le perdite dovrebbe pertanto valere anche per queste ultime e quindi essere generalizzata, ha puntualizzato.
Ma per lo schieramento rosso-verde la misura proposta non andrebbe a beneficio di chi ne ha veramente bisogno. Solo una parte delle aziende paga un'imposta sugli utili e non sono queste le società che necessitano di tale misura, ha spiegato Eva Herzog (PS/BL).
Per questo motivo, estendere il termine a 10 anni non è sensato, ha aggiunto la "senatrice" basilese, tanto più che il 50-60% delle piccole e medie imprese, tirate in ballo dalla commissione quale giustificazione per l'estensione del termine, non paga praticamente tributi.
Anche il Consiglio federale era contrario alla mozione. Benché condivida lo spirito dell'atto parlamentare, il ministro delle finanze Ueli Maurer ha chiesto invano di bocciare la mozione, il cui contenuto potrebbe venir studiato a suo dire nell'ambito dei nuovi parametri riguardanti la tassazione delle imprese decisi dall'OCSE. A quel punto, potrebbero venir considerate tutte le aziende, non solo quelle piccole e medie, ha spiegato il consigliere federale democentrista.