Gli Stati avevano già deciso un rinvio in commissione nel giugno scorso. La decisione era stata presa con 28 voti a 15 e 2 astenuti. Ora la commissione preparatoria ha stabilito di voler darsi maggior tempo per riflettere sulle misure di compensazione destinate alla generazione transitoria, ribadendo comunque di non voler penalizzare i bassi salari e chi svolge più lavori, si legge in una nota odierna dei servizi parlamentari.
Il punto centrale della riforma è la riduzione del tasso di conversione dal 6,8% al 6,0%. Per scongiurare una eccessiva diminuzione delle rendite - l'abbassamento dell'aliquota comporterebbe infatti una loro contrazione di circa il 12% - il progetto prevede alcune misure per aumentare l'avere di vecchiaia disponibile al momento del pensionamento.
Tra queste, figura la riduzione della deduzione di coordinamento, ovvero della parte inferiore del salario che non è assicurata. La soglia d'entrata nel sistema dovrebbe quindi essere abbassata. Queste misure dovrebbero comportare un aumento dei prelievi salariali (senz'altro non auspicati dai datori di lavoro), poiché i contributi alla cassa pensioni sarebbero riscossi su una parte maggiore dello stipendio. Il capitale LPP risparmiato sarebbe però più elevato.
Nell'attesa che la situazione si sblocchi, il popolo è chiamato ad esprimersi il 25 di settembre sulla revisione dell'AVS che prevede un aumento dell'età di pensionamento delle donne (da 64 anni a 65, come gli uomini) e un incremento dell'Iva per finanziare questa assicurazione sociale. Sinistra e sindacati sono contrari a tale sviluppo poiché, a loro parere, la riforma penalizzerebbe eccessivamente le donne, già svantaggiate a livello di salari e cassa pensione.