I due atti erano stati presentati dalla Commissione della gestione del Nazionale (CdG-N). "Malgrado il parere contrario del governo, pensiamo che le basi attuali non siano sufficienti", ha affermato la relatrice Prisca Birrer-Heimo (PS/LU). "Serve un quadro che fissi determinati elementi", ha aggiunto la deputata lucernese.
La mozione invita il governo a modificare la legge per chiarire le attività del cosiddetto "stato maggiore di crisi specializzato". In primis, ciò dovrebbe permettere di determinare i dipartimenti e gli uffici federali responsabili della gestione di crisi.
In secondo luogo, vanno stabiliti i principi fondamentali dello stato maggiore di crisi dell'ufficio in questione, lo stato maggiore di crisi specializzato appunto, in particolare per quanto riguarda aspetti quali la modalità di convocazione, la definizione dei compiti, la struttura di condotta, le interfacce con il Consiglio federale e con gli altri attori della gestione di crisi, finanze, personale e comunicazione.
Secondo Laurent Wehrli (PLR/VD), espressosi a sua volta a nome della CdG-N, "il Covid non è stato un unicum" e pertanto l'organizzazione in vista di eventuali future crisi va perfezionata. "Serve flessibilità, ma il lavoro va inquadrato", ha fatto notare, mettendo inoltre l'accento sulla collaborazione fra dipartimenti "in quanto è raro che solo uno sia interessato".
Una proposta contraria depositata da Thomas Aeschi (ZG/UDC) non ha trovato il necessario consenso e la mozione è stato accolta per 129 voti a 51. Il dossier passa ora agli Stati.
La Camera del popolo ha anche dato il via libera, per 185 a 1, a un postulato con il quale si domanda all'esecutivo, alla luce degli insegnamenti tratti dalla pandemia, di tracciare al più tardi nel corso del 2023 un bilancio critico globale della propria organizzazione di crisi.