(ats) Dopo le tergiversazioni e le polemiche del recente passato, il Consiglio degli Stati ha adottato oggi la revisione della Politica agricola a partire dal 2022 (PA 22+). Il dossier va al Nazionale.

Il plenum ha rinunciato a inserire nella legge sull'agricoltura un riferimento agli obiettivi di politica climatica e un nuovo articolo sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Il campo rosso-verde ha tentato di convincere il plenum a cambiare idea, ma la sua proposta è stata bocciata per 32 voti a 12. Stando alla maggioranza e al consigliere federale Guy Parmelin, tali principi sono già implicitamente presenti nel progetto.

Tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021, le Camere federali avevano sospeso la revisione della PA 22+ invitando il governo a presentare un rapporto - rivisto poi al ribasso - sulla direzione futura del settore primario. Tale documento è stato pubblicato la scorsa estate, incontrando il favore della commissione preparatoria che si è messa subito al lavoro.

Intervenendo proprio a nome della commissione, Peter Hegglin (Centro/ZG) ha affermato che alcuni punti controversi sono stati eliminati dalla prima bozza, in particolare i pagamenti diretti. La revisione fa parte della nuova strategia del Consiglio federale per il 2050, ha aggiunto. Gli agricoltori, nelle intenzioni del progetto, continueranno a produrre più della metà degli alimenti in Svizzera e le emissioni di gas serra saranno diminuite del 40% rispetto al 1990.

Ruedi Noser (PLR/ZH) ha speso parole di elogio per i nuovi obiettivi fissati per l'agricoltura svizzera. "Se siamo 10 miliardi su questa terra abbiamo bisogno di una politica agricola intensiva e sostenibile. E non un'agricoltura meno produttiva, più ecologica e sovraccarica di regole.

"Lo Stato ha la responsabilità di garantire la sicurezza alimentare", ha dichiarato dal canto suo Werner Salzmann (UDC/BE). A suo avviso è una pericolosa illusione pensare che gli agricoltori possano produrre ai prezzi del mercato mondiale e allo stesso tempo garantire il loro reddito.

Adèle Thorens (Verdi/VD), pur accogliendo con favore la strategia del governo che include tutti gli attori coinvolti, dai consumatori all'industria di trasformazione, ha sostenuto che il progetto presentato dall'esecutivo è minimalista poiché tralascia le misure a favore della biodiversità previste in un primo momento dal Consiglio federale. Anche le misure a favore del clima sono state abbandonate. A parere della senatrice ecologista, "non possiamo aspettare il 2030 per impegnare in modo coerente la nostra agricoltura nella lotta al riscaldamento globale".

Per Guy Parmelin "non si può fare l'impossibile". A detta del ministro dell'economia è meglio "avviare una politica di piccoli passi nella giusta direzione invece di forzare il ritmo col pericolo di ritrovarsi alla fine con nulla in mano".