Nel corso del dibattito, il plenum ha anche deciso (31 voti a 8 e 5 astenuti) di specificare nella legge, su proposta di Fabio Regazzi (Centro/TI), di considerare come giustificati per motivi di efficienza economica gli accordi all'interno delle leghe sportive professionistiche che limitano, per esempio, le spese totali o i salari lordi.
Tale aggiunta alla normativa, che ha raccolto consensi tanto a sinistra che a destra, dovrebbe salvare eventuali intese - che dovranno essere volontarie - per introdurre fra i club di hockey su ghiaccio limiti alle remunerazioni (fair play finanziario). Secondo i sostenitori della proposta Regazzi - membro del cda dell'Hockey Club Lugano come da lui dichiarato all'inizio del suo intervento - dovrebbe creare un certa sicurezza giuridica dal momento che simili intese potrebbero anche essere considerate illecite da parte della della Commissione della concorrenza.
Un'eventualità su cui bisogna fare chiarezza, secondo il plenum. Per i sostenitori della proposta, il fair play finanziario potrebbe introdurre un certo equilibrio fra i club dal momento che poche squadre attualmente, ossia quelle più ricche, dominano in lungo e in largo i campionati, lasciando le briciole agli altri. Per Regazzi, inoltre, spalleggiato da altri "senatori" - Stefan Engler (Centro/GR) e Carlo Sommaruga (PS/GE) - i salari rappresentano in alcuni casi fino all'80% delle uscite di un club, specie quelli piccoli, e ciò lascia poco margine di manovra per sostenere i giovani o le squadre femminili.
Gli elementi centrali della legge
Per quanto attiene alle modifiche apportate alla legge in vigore, il plenum ha accolto gli elementi centrali, fra cui la modernizzazione del controllo delle concentrazioni: col passaggio dall'attuale test di rilevamento di una posizione dominante qualificata al test SIEC (Significant Impediment to Effective Competition), la procedura d'esame sarà allineata agli standard internazionali.
Le fusioni che limitano significativamente la concorrenza potranno quindi essere vietate in modo più mirato oppure vincolate a oneri e condizioni. Il nuovo test permette inoltre di considerare più adeguatamente gli eventuali guadagni di efficienza risultanti da una fusione.
Un altro elemento della revisione di legge consiste nel rafforzamento del diritto civile in materia di cartelli. Consumatori e organi pubblici saranno infatti legittimati a intentare azioni civili. Inoltre, la procedura di opposizione sarà consolidata e resa più favorevole all'innovazione. Per le imprese, il rischio di essere direttamente sanzionate per una pratica segnalata scadrà in via definitiva se le autorità della concorrenza non avvieranno un'indagine entro un periodo che sarà ridotto da cinque a due mesi.
Accordi illeciti, nessun cambiamento
In aula, tentativi di annacquare le disposizioni attuali per quanto attiene alla definizione di accordi illeciti sono stati respinti. Per la maggioranza sono illeciti gli accordi in materia di concorrenza che intralciano notevolmente quella sul mercato e che non sono giustificati da motivi di efficienza economica, nonché quelli che provocano la soppressione di una concorrenza efficace.
La maggioranza della commissione, uscita perdente al voto, avrebbe voluto specificare che un accordo intralcia notevolmente la concorrenza soltanto se è dimostrato, sulla base di criteri sia qualitativi che quantitativi, che nel caso concreto possa danneggiare una concorrenza efficace. La maggioranza ha stabilito che una simile aggiunta avrebbe reso più macchinose le procedure, allungandole notevolmente.
In merito alle sanzioni per quegli attori economici colpevoli di limitare la concorrenza, il plenum ha stabilito che nel determinare l'ammontare della sanzione si dovrà tenere conto, quale attenuante, dei provvedimenti adottati dall'impresa per prevenire le violazioni. Non è giusto, a parere della maggioranza, sanzionare severamente un'azienda per colpa di alcuni collaboratori infedeli.