(ats) Allo scopo di salvaguardare la Svizzera in quanto polo industriale e preservare l'economia circolare, la Confederazione dovrebbe garantire all'industria siderurgica - al momento in difficoltà, n.d.r - un finanziamento transitorio adeguato.

È quanto chiede una mozione del "senatore" Damian Müller (PLR/LU) approvata oggi dal Consiglio degli Stati per 23 voti a 18. Il dossier va al Nazionale.

Stando all'autore dell'atto parlamentare, l'industria siderurgica è responsabile dell'8% delle emissioni di CO2 a livello mondiale. Allo stesso tempo, però, la fornitura di acciaio e alluminio è imprescindibile per un'economia nazionale.

Tuttavia, oggigiorno le imprese elvetiche attive in questo settore non solo devono affrontare notevoli sfide finanziarie, ma anche importanti svantaggi competitivi. Oltre a ciò, la transizione ecologica richiede investimenti importanti.

In altri Paesi Ue non solo i prezzi dell'energia sono garantiti e quelli per l'industria siderurgica ad alta intensità energetica soggetti a un massimale, ma gli investimenti sono anche sostenuti da varie forme di aiuti di Stato. Ecco perché, secondo Müller, in assenza di condizioni di parità, non solo migliaia di posti di lavoro nell'industria rischiano di scomparire, ma la dipendenza dall'estero per i beni di rilevanza sistemica è destinata ad aumentare.

Secondo Müller, l'industria siderurgica svizzera ha già compiuto notevoli progressi nell'impiego di rottami: le imprese, infatti, utilizzano per la loro produzione oltre il 90% di materiale riciclato. La Francia, per esempio, riconosce il riciclaggio come contributo all'economia circolare e indennizza questi impianti per le loro attività di servizio pubblico.

Nella situazione attuale, a parere del "senatore" lucernese, le nostre acciaierie non sono più in grado di coprire i costi a causa delle distorsioni del mercato. Occorre pertanto assolutamente intervenire, sovvenzionando per esempio i contributi agli investimenti del fondo per il CO2.

Il Consiglio federale era contrario alla mozione. Oltre all'industria dell'acciaio e dell'alluminio, gli aumenti dei prezzi dell'energia interessano anche numerosi altri settori, ha fatto presente - invano - il "ministro" dell'economia, Guy Parmelin, critico nei confronti dell'erogazione di sussidi specifici per l'industria e determinati settori.

A suo parere, infatti, i sussidi creano dipendenze a lungo termine, celano un rischio elevato di cattive allocazioni a spese dei contribuenti e portano a una disparità di trattamento rispetto ad altre aziende e settori in Svizzera.