Alla luce dell'esperienza maturata durante la pandemia, il nuovo regolamento precisa e integra le condizioni e le procedure per il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne. In alternativa a tali controlli, il testo introduce anche una nuova procedura di trasferimento per arginare la migrazione secondaria all'interno dello spazio Schengen.
La riforma prevede anche la possibilità per i Paesi Schengen di trasferire più agevolmente verso lo Stato Schengen dal quale provengono gli stranieri privi di permesso di soggiorno. Tale procedura non si applica però ai richiedenti asilo e alle persone che beneficiano di una protezione internazionale.
Per poter applicare tali disposizioni in Svizzera, è in particolare necessario modificare la Legge federale sugli stranieri e la loro integrazione (LStrI) e la Legge federale sui sistemi d'informazione di polizia della Confederazione. La ripartizione delle competenze tra Confederazione, Cantoni e l'Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) rimane invariata.
Da notare che durante il dibattito di entrata in materia l'UDC ha chiesto di respingere la riforma, mettendo in dubbio l'utilità degli accordi di Schengen. Dovevano portare meno immigrazione e più sicurezza, ma le promesse non sono state mantenute, hanno sostenuto diversi democentristi.
Al momento dell'entrata in vigore dell'accordo, nessuno poteva prevedere la crisi migratoria del 2015 e la successiva pandemia di Covid-19, hanno replicato i sostenitori del dossier.
Indipendentemente dallo sviluppo dell'acquis di Schengen, il Consiglio federale ha chiesto anche un aggiornamento della LStrI che consenta al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) di accedere al nuovo sistema nazionale di autorizzazione ai viaggi ETIAS.