Per una maggiore trasparenza, la nazionalità degli assicurati dovrebbe essere considerata quale variabile da analizzare nell'esame delle prestazioni a carico dell'assicurazione malattia, stando alla maggioranza. Stando alla mozione, sarebbe obbligatorio raccogliere queste informazioni annualmente, oltre ad altre caratteristiche socio-demografiche come l'età, il sesso e la regione di residenza.
Su incarico del Dipartimento federale dell'interno (DFI), alla fine di giugno l'Ufficio federale di statistica (UST) ha pubblicato un rapporto conforme a tali requisiti. La destra ritiene necessario perpetuare questo tipo di indagine.
I risultati hanno evidenziato differenze inaspettate: alcuni gruppi di cittadini stranieri non generano praticamente alcun costo, mentre altri ne generano quasi il doppio, ha dichiarato Peter Hegglin (Centro/ZG) a nome della commissione. A suo avviso, questo tipo di analisi è utile per esaminare il ricorso alle prestazioni sanitarie e la crescita dei costi ad esso associata.
La sinistra, assieme ad alcuni esponenti del Centro, crede invece che da un'analisi basata sulla nazionalità degli assicurati non si possano trarre insegnamenti pratici in materia di contenimento dei costi. Una correlazione statistica non spiega la causa, ha ricordato Fabien Fivaz (Verdi/NE). "Questa mozione ha un unico obiettivo: stigmatizzare una parte della popolazione", ha sostenuto.
La "ministra" della sanità, Elisabeth Baume-Schneider, ha ribadito che esiste già una base legale per produrre statistiche sui costi a carico dell'assicurazione malattia, come dimostra il rapporto dell'UST di fine giugno. Ma concentrarsi sulla nazionalità non è rilevante per tracciare un quadro globale. "La mozione comporterà costi per lo Stato con un valore aggiunto minore, se non nullo", ha dichiarato, invano, la consigliera federale giurassiana.