(ats) La Svizzera deve includere un capitolo sulle materie prime negli accordi di libero scambio al fine di garantire la propria resilienza economica e la competitività. Con 125 voti contro 64 e 1 astenuto, il Consiglio nazionale ha approvato una mozione in tal senso della sua Commissione di politica estera.

Il testo incarica il Consiglio federale, in occasione della negoziazione e della modernizzazione delle intese di libero scambio, di affrontare sempre il tema della sicurezza dell'approvvigionamento di materie prime e prodotti semilavorati strategicamente importanti e di integrare disposizioni in questo senso negli accordi. La Svizzera non possiede praticamente giacimenti di materie prime, ha ricordato Laurent Wehrli (PLR/VD) a nome della commissione.

La Confederazione dipende quindi dal buon funzionamento delle catene di approvvigionamento internazionali per le materie prime strategicamente importanti (ad esempio terre rare, litio, grafite, gallio e germanio). Lo stesso vale per i prodotti semilavorati in cui vengono utilizzate (tra cui microchip per computer, celle per batterie e magneti ad alte prestazioni).

Nell'ambito degli accordi di libero scambio, la Svizzera può definire condizioni di accesso eque, affidabili e trasparenti a queste risorse strategicamente rilevanti, ha sottolineato Wehrli, citando le garanzie all'esportazione, la protezione degli investimenti o gli accordi relativi ai meccanismi di cooperazione per il coordinamento in caso di crisi. Il relatore commissionale ha rilevato che altri Stati, come la Corea del Sud o l'UE, aggiungono ormai sistematicamente un capitolo sulle materie prime nei loro accordi.

Berna deve fare lo stesso se vuole rimanere competitiva. La sicurezza dell'approvvigionamento non è solo una questione di accesso al mercato, ma anche una questione di sovranità economica, politica e di difesa nazionale, ha sottolineato l'altra relatrice commissionale Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro/BL).

Lasciare flessibilità al Consiglio federale

Tra i gruppi parlamentari, soltanto l'UDC era contraria. Secondo i democentristi, non si deve obbligare il Consiglio federale a includere questi temi negli accordi di libero scambio. Il Governo deve disporre della flessibilità necessaria per scegliere liberamente lo strumento più appropriato per trattare questa questione con i Paesi interessati.

Anche il Consiglio federale invitava a bocciare la mozione. Il ministro dell'economia Guy Parmelin ha sottolineato invano che l'esecutivo si sta già impegnando per l'integrazione di disposizioni in tal senso negli accordi. Inoltre, intende esaminare intese di cooperazione specifiche in questo settore con diversi Stati.

Gli accordi di libero scambio non sono l'unico strumento a disposizione, ha proseguito il ministro. È necessario mantenere la flessibilità nell'approccio e nella scelta degli strumenti. Parmelin ha infine rilevato che la negoziazione di tali strumenti deve essere considerata caso per caso, poiché le materie prime e i prodotti semilavorati non sono un argomento rilevante per tutti i Paesi partner della Svizzera.

Ma al voto la maggioranza del plenum non l'ha seguito. Ora il dossier passa al Consiglio degli Stati.