(ats) Ogni violazione del divieto dell'uso della forza sancito dal diritto internazionale, così come della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, va fermamente condannata. È quanto chiede una dichiarazione adottata oggi, per 98 voti a 69 (19 astensioni), dal Consiglio nazionale.

Il testo invita il Consiglio federale a qualificare inequivocabilmente come tali le violazioni dello Statuto delle Nazioni Unite e a impegnarsi con determinazione per il pieno rispetto di quest'ultimo. Nella dichiarazione non si fa esplicitamente il nome di alcuno Stato "colpevole", ma viene citato il caso della Groenlandia, territorio danese da tempo nelle mire del presidente americano Donald Trump. Essendo stata depositata a gennaio, non vi figura invece quanto accaduto con l'Iran.

"La situazione attuale del mondo mostra che questi aspetti che dovrebbero essere dati per scontati vengono invece messi in discussione", ha affermato a nome della Commissione della politica estera del Nazionale (CPE-N), organo all'origine del testo, Fabian Molina (PS/ZH). In tempi in cui la rivalità geopolitica è in aumento, la dichiarazione è una "necessità morale e politica", tanto più durante la presidenza svizzera dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), ha aggiunto lo zurighese.

Una minoranza della Camera, composta prevalentemente da membri dell'UDC, era contraria all'adozione. "La forza della Svizzera non dipende da dichiarazioni con sentenze morali. Non è il nostro compito e mette a repentaglio la nostra credibilità", ha protestato Roland Rino Büchel (UDC/SG).

La politica estera elvetica dovrebbe essere costantemente neutrale, ha inoltre ricordato, evidenziando come, nel caso specifico della Groenlandia, Trump abbia già fatto un passo indietro. Il sangallese ha quindi esortato i colleghi a non "rendersi ridicoli", una sollecitazione caduta però nel vuoto.

Nella dichiarazione, il governo è fra le altre cose esortato a chiarire a tutti gli Stati coinvolti che interessi geopolitici, di politica di sicurezza o economici - in particolare in regioni strategicamente sensibili come l'Artico - devono essere perseguiti esclusivamente per via diplomatica, nel rispetto dello Stato di diritto e attraverso strumenti multilaterali. L'esecutivo, in collaborazione con Paesi che condividono gli stessi principi, deve adottare misure atte a contrastare in modo efficace pressioni e coercizioni che minano tale funzionamento.