(ats) La presentazione delle liste alle elezioni del Consiglio nazionale va resa più comprensibile ai cittadini. Lo chiede il Consiglio nazionale, che ha approvato oggi, con 155 voti contro 37 e 5 astenuti, una mozione della sua Commissione delle istituzioni politiche.

"Tutto è cominciato con le elezioni del 2023, o più precisamente con quello che è successo prima: una proliferazione di liste e sottoliste che in alcuni cantoni ha raggiunto dimensioni davvero notevoli", ha spiegato Greta Gysin (Verdi/TI) a nome della commissione.

"La creatività dei partiti sembra non conoscere limiti con liste giovani, senior, regionali, tematiche, e sottoliste e congiunzioni di ogni genere", ha proseguito la ticinese. "Una grande offerta democratica, certamente, ma non necessariamente un contributo alla semplicità del nostro sistema elettorale".

Dopo aver discusso di varie possibilità, come una limitazione delle congiunzioni di liste, la commissione ha proposto di fissare a livello federale criteri uniformi per determinare l'ordine delle liste e delle sottoliste, ha affermato Gysin.

La mozione incarica quindi il Consiglio federale di modificare la Legge federale sui diritti politici secondo tre principi: un sistema uniforme e comprensibile per la disposizione delle liste; una chiara indicazione delle congiunzioni e sottoliste sulle schede elettorali; e una presentazione che renda visibile tale legame, riportando le sottoliste accanto alla rispettiva lista principale e raggruppando le liste congiunte.

Durante il dibattito, Peter Schilliger (PLR/LU) ha chiesto di bocciare la mozione definendola "un palliativo", un "placebo per calmare la cattiva coscienza". A suo dire, infatti, non risolve minimamente il problema della proliferazione delle liste. Per il liberale-radicale, quindi, "l'atto parlamentare innesca una revisione di legge che non ha quasi alcun beneficio".

Da parte sua, il cancelliere della Confederazione Viktor Rossi ha detto che, qualora gli obiettivi non dovessero essere raggiunti, il Consiglio federale potrebbe introdurre adeguamenti giuridici - a livello di legge o di ordinanza - in vista delle elezioni del Consiglio nazionale del 2031.

L'atto parlamentare passa ora all'esame del Consiglio degli Stati.