(ats) Nessuna "immunità" per le donne che soggiornano illegalmente in Svizzera e che subiscono violenze di genere. Il Consiglio degli Stati ha bocciato oggi con 28 voti contro 12 e 3 astensioni una mozione che chiedeva che tali vittime potessero sporgere querela o rivolgersi alle autorità penali senza rischiare l'espulsione.

Le donne che soggiornano illegalmente e subiscono violenze di genere sono confrontate a un dilemma insostenibile; chiedere aiuto alla polizia oppure tacere e subire le violenze, scrive l'autrice della mozione - la consigliera nazionale Jessica Jaccoud (PS/VD) - nel suo atto parlamentare. Questa situazione crea un clima di paura che impedisce alle vittime sia di rivolgersi alle autorità penali, e ottenere la condanna dell'autore delle violenze, sia di essere messe in sicurezza e protette.

L'11 marzo 2026, il Consiglio nazionale ha accolto la mozione con 110 voti a 76 e 4 astensioni. I "senatori" però hanno seguito il parere dalle propria Commissione e hanno respinto il testo, ritenendo che il diritto penale non offra una risposta adeguata al dilemma delle vittime che soggiornano illegalmente nel nostro Paese e che sono confrontate a una denuncia automatica, come ha sostenuto Martin Schmid (PLR/GR).

La Camera dei Cantoni reputa più efficace un adeguamento della legislazione in materia di migrazione e segnala inoltre il rischio di una disparità di trattamento giuridicamente delicata, in quanto le misure previste avvantaggiano soltanto una determinata categoria di vittime.

Per Carlo Sommaruga (PS/GE), invece, la violenza di genere colpisce in primo luogo le donne. Per questo, a suo avviso, è indicata una protezione speciale che non può dipendere dallo statuto di soggiorno delle vittime. Anche l'appoggio del ministro della giustizia Beat Jans - che a nome dell'Esecutivo ha raccomandato di accogliere la mozione - è stato vano. Il dossier è stato definitivamente archiviato.