(ats) I lavoratori non dovrebbero venir discriminati a causa della loro identità sessuale o del loro orientamento sessuale. È quanto auspica una mozione del Nazionale che però il Consiglio degli Stati ha respinto oggi definitivamente (25 voti a 19), non giudicando opportuno modificare la legge sulla parità dei sessi nel senso voluto dall'atto parlamentare.

Benché le camere siano d'accordo sul fatto che le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere siano comprovate e supportate da studi, in aula è stato ricordato che, in una sentenza di principio emessa nel 2019, il Tribunale federale ha concluso che non assumere una persona a causa del suo orientamento sessuale - nel caso specifico un graduato omosessuale - non viola i principi della legge sulla parità.

Per i giudici di Losanna, per esempio, le persone omosessuali non possono avvalersi della legge sull'uguaglianza per denunciare una discriminazione in base all'orientamento sessuale. L'omosessualità infatti non è caratteristica di genere, poiché riguarda sia gli uomini che le donne. Sarebbe diverso se persone di un determinato sesso fossero esclusivamente o prevalentemente discriminate a causa della loro omosessualità.

Il Consiglio nazionale intendeva quindi precisare la legge sulla parità dei sessi, sia per quanto riguarda l'orientamento sessuale che l'identità di genere. Il Consiglio degli Stati, tuttavia, non ne ha voluto sapere. Una minoranza della commissione, guidata da Benjamin Mühlemann (PLR/GL), ha avuto la meglio. Il "senatore" glaronese ha sostenuto che la legge sulla parità dovesse concentrarsi sulla promozione della parità tra donne e uomini nella vita professionale. Le discriminazioni nei rapporti di lavoro basate sull'orientamento sessuale rientrerebbero invece nel campo di applicazione del Codice delle obbligazioni.