(ats) Dopo un appassionato dibattito, costellato da dotti excursus storico-giuridici, gli Stati hanno deciso (23 voti a 17 e tre astenuti): il pacchetto di accordi fra la Svizzera e l'Ue va sottoposto a referendum obbligatorio sui generis (maggioranza di popolo e Cantoni).

Non si tratta della prima volta che ciò accade, come ricordato in aula. È stato il caso del voto del 1992 sullo Spazio economico europeo (SEE, bocciato alle urne) e, nel 1972, dell'Accordo di libero scambio con l'allora Comunità economica europea (CEE).

Il "ministro" degli esteri Ignazio Cassis, ha difeso la posizione del Consiglio federale, ossia che i nuovi accordi andavano sottoposti a referendum facoltativo (maggioranza del popolo).