Il tema, lanciato dall'ex "senatore" Thomas Minder (Indipendente/SH), è regolarmente al centro di critiche, poiché, ha spiegato a nome della commissione Jean Tschopp (PS/VD), "il regolamento attuale dà adito a troppi abusi e va cambiato". Inoltre il sistema privato prevede già restrizioni in questo senso per cui si crea una disparità di trattamento, che è particolarmente difficile da spiegare alla popolazione, in un periodo di diminuzione del potere d'acquisto, ha aggiunto Céline Weber (PVL/VD).
I Verdi, per voce di Greta Gysin (TI), hanno invece espresso qualche perplessità, sostenendo che questo progetto non risolve veramente le problematiche e che la legge avrebbe dovuto attuare misure più estese. Per questo il gruppo ecologista si è astenuto al momento del voto.
È previsto il divieto a un'indennità - pari normalmente a un anno di salario - nell'ambito di una disdetta semplificata. Sono escluse dal divieto le disdette non dovute a una colpa dell'interessato, ad esempio quelle derivanti da una riorganizzazione.
Il Consiglio federale si è opposto invano. Per il governo il versamento di un'indennità di fine rapporto costituisce una compensazione del rischio, per il dipendente, di vedere il proprio rapporto di lavoro risolto nell'ambito di una procedura semplificata, sostiene. Consente cambiamenti senza intoppi ai vertici delle unità amministrative e previene lunghe controversie legali.
Il progetto è ora pronto per le votazioni finali.