La sanzione, secondo l'autore della mozione Benedikt Würth (Centro/SG) potrà essere di natura finanziaria o amministrativa (per esempio, esclusione dall'assegnazione di contingenti per gli Stati terzi).
Per il "senatore" sangallese, l'obbligo di segnalazione attualmente in vigore deve essere notevolmente rafforzato nei suoi effetti. Non è infatti accettabile che le imprese soggette all'obbligo di annuncio rifiutino candidati idonei, preferendo loro un non indigeno, con una semplice motivazione e senza alcuna conseguenza giuridica.
Rispetto a una tassa generale sull'immigrazione, una misura di questo tipo è molto più mirata ed efficace, poiché contribuisce concretamente alla mobilitazione del potenziale di manodopera interna, secondo Würth.
A detta di Mauro Poggia (MCG-UDC/GE), sempre più giovani in Svizzera fanno fatica ad entrare nel mercato del lavoro. La loro prima esperienza è l'ufficio di collocamento, una situazione del tutto inammissibile che impedisce a queste persone di fare esperienza. Tale problema tocca anche i lavoratori sopra i 45 anni, specie del settore bancario, che vengono lasciati a casa mentre al loro posto vengono assunti profili più giovani provenienti dall'Ue disposti a guadagnare di meno.
A detta del "senatore" ginevrino, di questo passo è a rischio la pace sociale. Se non si fa nulla al riguardo, ci saranno conseguenze alle prossime votazioni, ha sottolineato Poggia. Rimanere passivi, ha aggiunto, significa non aver capito che siamo di fronte a una vera sofferenza sociale.
Nel suo intervento, il "ministro" dell'economia, Guy Parmelin, ha chiesto al plenum di respingere la mozione. Benché d'accordo col fatto che occorra sfruttare al meglio il potenziale di manodopera indigena, garantendo ai disoccupati iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC) un accesso privilegiato alle offerte di lavoro in caso di aumento della disoccupazione, il Governo si oppone a introdurre sanzioni.
Non spetta agli URC, ha affermato Parmelin, decidere chi deve essere assunto; una simile prassi limiterebbe fortemente la libertà economica delle imprese. Tra l'altro, ha aggiunto il consigliere federale democentrista, le ditte che non rispettano l'obbligo di annunciare i posti vacanti o di invitare dei candidati idonei a sostenere un test attitudinale sono già oggi punibili con una multa.
Quest'obbligo è finalizzato a garantire un'informazione tempestiva e non costituisce un obbligo di assunzione. Un'imposizione in tal senso, che potrebbe anche cozzare con le regole comunitarie, potrebbe anche nuocere alla competitività delle imprese svizzere, ha concluso.