(ats) Esaminare lo stato di attuazione e l'efficacia di una mozione dell'ex "senatore" Dick Marty (PLR/TI), valutando le garanzie procedurali e la protezione legale previste dalle sanzioni dell'ONU. È quanto chiede un postulato adottato oggi tacitamente dal Consiglio nazionale, che intende anche analizzare il ruolo svolto dalla Svizzera in seno al Consiglio di sicurezza e proporre misure concrete per colmare le lacune ancora esistenti.

"Riguardo alla mozione Marty, va ricordato che il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha introdotto una procedura che consente alle persone interessate di essere cancellate dalla lista delle sanzioni", ha spiegato Laurent Wehrli (PLR/VD), a nome della Commissione della politica estera all'origine del postulato.

"Il Tribunale federale - ha aggiunto il vodese - ha inoltre confermato che un tale ricorso può essere presentato in Svizzera". L'obiettivo principale della mozione Marty appare quindi raggiunto. Restano tuttavia alcune lacune, in particolare i poteri limitati del mediatore e il fatto che le garanzie procedurali non siano uniformi tra i diversi regimi di sanzioni dell'ONU.

Il postulato mira dunque a evitare che un eventuale stralcio della mozione equivalga a un passo indietro, tanto più che la Svizzera ha svolto un ruolo pionieristico in questo ambito, ha sottolineato Wehrli.

La lista consolidata delle sanzioni del Consiglio di sicurezza comprende oggi 736 persone e 275 entità, per un totale di 1011 voci, ha affermato il consigliere federale Ignazio Cassis nel suo intervento.

Dal 2005 la Svizzera si impegna, insieme ad altri Stati, affinché le persone colpite possano ottenere una verifica indipendente. Una prima tappa è stata la creazione, nel 2009, dell'Ombudsperson dell'ONU, a cui persone e organizzazioni possono rivolgersi per chiedere la cancellazione dalle liste delle sanzioni contro Al-Qaida e l'ISIS, ha ricordato il ministro degli esteri.

Un secondo passo è stato compiuto dalla Svizzera durante la sua appartenenza al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Nel luglio 2024 è stato creato un meccanismo per gli altri quattro regimi di sanzioni, che tuttavia per oltre due anni non ha potuto diventare operativo. La Svizzera è quindi intervenuta nel 2025 presso il Consiglio di sicurezza e, nel febbraio di quest'anno, ha organizzato un incontro con i suoi membri per discutere le sfide ancora esistenti. Dal 1° settembre, esattamente un mese fa, il meccanismo rafforzato è operativo, ha sottolineato Cassis.