(ats) Nel settore privato i "whistleblowers", ossia coloro che denunciano atteggiamenti o azioni illegali, non saranno meglio protetti in Svizzera. Il Consiglio nazionale ha bocciato oggi una mozione dell'ex "senatore" Ruedi Noser (PLR/ZH) che chiedeva di riproporre una regolamentazione, dopo il tentativo fallito nel 2020.

Due erano gli obiettivi dello zurighese: proteggere gli informatori nel settore privato e innalzare la pena massima prevista dalla legge in caso di corruzione. L'obiettivo era fare in modo che le norme d'applicazione in Svizzera della Convenzione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sulla lotta alla corruzione venissero adeguate ai più recenti standard della stessa OCSE.

Noser aveva giustificato la sua mozione con il fatto che la Svizzera sia da anni nel mirino dell'OCSE per le misure anticorruzione, giudicate poco incisive. La Svizzera, secondo l'ex "senatore" liberale-radicale, ha quindi bisogno di regole più severe per evitare che la pressione internazionale aumenti ulteriormente.

Oggi la doccia fredda: non c'è alcun segnale che si stia coagulando un consenso politico sull'argomento, la possibilità di giungere a un compromesso è infatti ancora lontana, ha affermato la relatrice commissionale Maya Bally (Centro/AG). Insomma, a quattro anni dal fallimento in parlamento di primo progetto in tal senso, il Nazionale, malgrado le obiezioni della sinistra, non ha ritenuto opportuno affrontare nuovamente la questione.