(ats) Vietare tout court la vendita a stranieri di infrastrutture energetiche modificando la "Lex Koller" non è la soluzione giusta. È quanto stabilito oggi dal Consiglio degli Stati che, per 29 voti a 12, non è entrato nel merito di un progetto di legge approvato invece del Nazionale. Il dossier ritorna alla camera del popolo.

Il disegno di legge trova la sua origine in un'iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Jacqueline Badran (PS/ZH) del dicembre 2016. La deputata socialista aveva inoltrato il suo testo partendo dalla constatazione che alcune società elettriche, come Alpiq, versavano in una difficile situazione economica e che vi erano progetti di vendere parti dell'infrastruttura all'estero.

Troppo dipendenti dall'estero

In aula solo la sinistra si è battuta per questo disegno di legge. A parere di Pierre Yves-Maillard (PS/VD) e Mathilde Crevoisier Crelier (PS/JU), è necessario preservare le nostra infrastrutture energetiche, reti e dighe, da vendite a soggetti esteri. La situazione geopolitica dimostra quanto siamo diventati dipendenti, vedi l'Ue, da fornitori esteri di energia, come la Russia, ha affermato Maillard.

Mentre l'Europa e in parte anche la Svizzera hanno liberalizzato il settore, con conseguenze anche dannose per i consumatori, Putin ha invece statalizzato il settore dell'energia. Per la sinistra, come indicato anche da Crevosier Crelier, si tratta anche di proteggere un settore, quello energetico, in vista di un accordo con l'Ue sul mercato dell'elettricità.

Lex Koller non adeguata

Pur sottolineando la bontà degli obiettivi perseguiti dall'iniziativa Badran, Pirmin Bischof (Centro/SO), sostenuto anche dal "ministro" di giustizia e polizia Beat Jans, ha spiegato che la modifica della "Lex Koller", pensata per limitare la vendita di alloggi e terreni a stranieri, non è la via più adatta. Questa legge prevede infatti in ultima istanza la possibilità di ricorrere al Tribunale federale, mentre il progetto Badran coinvolge il Consiglio federale, un'istanza politica e senza possibilità di ricorso per le sue decisioni, violando così la Convenzione europea dei diritti umani.

Oltre a ciò, ha aggiunto il "senatore" solettese, anche in caso di modifica della Lex Koller, un eventuale investitore estero potrebbe facilmente aggirare il divieto di acquisto fondando una succursale in un Paese col quale la Svizzera ha accordo di libero scambio.

Meglio il progetto governativo

Un altra ragione per non entrare nel merito, secondo Bischof, è l'esistenza di un altro progetto, frutto di una mozione del "senatore" Beat Rieder (Centro/VS), presentato dal Consiglio federale lo scorso dicembre. Il disegno di legge sulla verifica degli investimenti esteri si concentra sulle acquisizioni da parte di investitori esteri controllati da uno Stato che rischiano di compromettere l'ordine o la sicurezza pubblici includendo, oltre al settore energetico, tutte le imprese che operano in un settore critico (come le infrastrutture sanitarie, di telecomunicazioni o di trasporto).

Oltre a considerare una gamma più ampia di settori sensibili, ha spiegato il consigliere agli Stati, invece di un divieto tout court il disegno di legge governativo prevede un obbligo di approvazione e lascia aperte tutte le possibilità di ricorso, rispettando quindi gli impegni internazionali della Svizzera. Tra i settori critici il Consiglio federale annovera anche la produzione di elettricità, le condotte per il gas naturale e le reti elettriche, ha puntualizzato Bischof.

Al voto, come accennato, il plenum ha seguito la raccomandazione della sua commissione preparatoria e del Consiglio federale, decidendo di non entrare in materia. In precedenza, la camera dei cantoni aveva bocciato (26 voti a 17) una mozione di Pierre-Yves Maillard che chiedeva di sospendere l'esame del progetto nell'attesa che il disegno governativo venga trattato dal parlamento: Maillard teme che questo disegno di legge non rispetterà le attese.