La Camera dei cantoni era chiamata a discutere a livello di divergenze questo progetto, che mira a dimezzare le proprie emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, dopo l'approvazione popolare, nel giugno 2023, della Legge sulla Protezione del Clima, il dossier dovrà raggiungere l'obiettivo "emissioni nette zero" entro il 2050.
Per raggiungere questi obiettivi, la Camera del popolo ha, come detto, proposto una riduzione delle emissioni di gas serra che dovrà avvenire per almeno il 75% mediante provvedimenti realizzati in Svizzera. Oggi la Camera dei cantoni, con 31 voti contro 12, ha invece confermato la versione proposta dal governo, che non contiene obiettivi cifrati ma lascia all'esecutivo l'onere di stabilisce la quota della riduzione.
Le emissioni di CO2 non conoscono confini, quindi non c'è molta differenza se vengono compensate in Svizzera o all'estero, ha sostenuto Jakob Stark (UDC/TG). La Svizzera può e deve fare di più per avere una politica climatica "seria, efficace e ambiziosa", ha replicato invano Céline Vara (Verdi/NE).
Con 24 voti contro 20, i "senatori" hanno anche respinto la promozione dell'installazione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, sostenuta dal Nazionale. Il relatore commissionale Damian Müller (PLR/LU) ha ricordato gli ingenti investimenti che ciò comporterebbe per la Confederazione. Vara ha invece affermato che ciò contribuirebbe a favorire la transizione ecologica del settore dei trasporti su strada.
Altra divergenza: contrariamente alla Camera del popolo, gli Stati non vogliono fissare obiettivi intermedi annuali in relazione ai valori obiettivo di emissioni di CO2 per le automobili nuove. Tuttavia, la Camera dei cantoni concorda con il Nazionale su alcuni punti, ad esempio quello riguardante i carburanti rinnovabili. Si oppone infatti all'obbligo di immissione richiesto dal Consiglio federale, che avrebbe comportato un ulteriore aumento del prezzo dei carburanti di circa cinque centesimi.
Il dossier torna al Consiglio nazionale.